Con Riccardo Festa, Annalisa Renzulli, Riccardo De Luca, Salvatore Veneruso, Serena Cino, Michele Romano
Regia
Riccardo De Luca
Scene, costumi e traduzione
Riccardo De Luca
Aiuto regia e drammaturgia
Annalisa Renzulli
Assistente alla regia e direttore di scena
Claudia Moroni
Direzione tecnica e disegno luci
Ciro Di Matteo
Ufficio stampa
Roberta D’Agostino
Produzione
Stati Teatrali
Sabato 8 agosto alle ore 21.00 al Maschio angioino debutta in prima nazionale I sequestrati di Altona di Jean-Paul Sartre. In scena ci sono: Riccardo Festa, Annalisa Renzulli, Riccardo De Luca, Salvatore Veneruso, Serena Cino, Michele Romano per la regia di Riccardo De Luca.
Iniziativa promossa e finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito dell’Estate a Napoli 2026 – «Teatro e danza al Castello» / «Arene cinematografiche estive».
Lo spettacolo trasforma uno dei luoghi simbolo di Napoli in un potente spazio teatrale dove memoria, colpa, potere ed etica si confrontano in una riflessione di straordinaria attualità.
«I sequestrati di Altona – afferma nelle sue note Riccardo De Luca – è un’opera che parla del Novecento, ma soprattutto del nostro presente. Sartre ci mette davanti a una domanda che continua a inquietarci: è davvero possibile sottrarsi alla responsabilità delle proprie azioni? Franz sceglie di sequestrare se stesso perché crede che il mondo possa fermarsi insieme alla sua coscienza. Ma il passato non smette mai di bussare.»
Quindici anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Franz von Gerlach vive segregato nella torre del castello di famiglia. Ex ufficiale della Wehrmacht, è convinto che il conflitto non sia mai terminato e che la Germania sia ancora devastata. Non sa che il mondo è cambiato. La sua è una prigionia volontaria, alimentata dal rimorso e dall’incapacità di fare i conti con i crimini commessi durante la guerra.
Da questa premessa prende vita uno dei testi più intensi del teatro del Novecento, in cui Sartre intreccia dramma psicologico e riflessione politica, interrogando il rapporto tra responsabilità individuale e memoria collettiva.
La regia accentua il coinvolgimento dello spettatore fin dall’inizio: «Ho voluto – dice De Luca – che il pubblico entrasse fin dall’inizio dentro la vicenda. Albrecht von Gerlach dichiara che il Maschio Angioino diventa il castello dei Gerlach e che gli spettatori sono sequestrati insieme ai personaggi. Perché nessuno, di fronte alla Storia, può dirsi davvero esterno o innocente.»
Il padre di Franz, Albrecht von Gerlach, accoglie il pubblico dichiarando che il Maschio Angioino è diventato il castello della famiglia Gerlach e che, da quel momento, anche gli spettatori sono “sequestrati”. Un espediente teatrale che trasforma il pubblico in parte integrante del dramma e lo invita a condividere il peso del giudizio e della responsabilità.
Lo spazio scenico è articolato in quattro ambienti essenziali e privi di pareti: la torre dove Franz si autoesilia, il salotto della famiglia Gerlach, lo studio dell’impero industriale del padre e il giardino. Le luci e le sonorità dei Van der Graaf Generator accompagnano il racconto, amplificando la tensione tra realtà e coscienza.
Attorno a Franz si muovono figure segnate da profonde contraddizioni: il padre Albrecht, potente armatore che prospera grazie alle guerre; Werner, incapace di sottrarsi all’autorità paterna; Leni, sorella amorevole e manipolatrice, che alimenta la reclusione del fratello; Johanna, moglie di Werner, la cui ricerca della verità incrina il fragile equilibrio della famiglia. Sarà proprio lei, con la sua rigorosa integrità morale, a costringere Franz a confrontarsi con il proprio passato.
«Per me – conclude il regista – questa non è soltanto una tragedia psicologica: è soprattutto una tragedia politica. Sartre ci dice che il male non nasce solo dalle ideologie, ma dall’abitudine a delegare la responsabilità, a rinunciare al giudizio, ad accettare il potere come un destino inevitabile.»
Più forte dell’amore e della stessa verità è l’etica, unico possibile argine alla distruttività del potere, della violenza e delle ideologie. Attraverso il celebre tema sartriano del giudizio dell’altro, lo spettacolo restituisce tutta la contemporaneità di un’opera che continua a interrogare il nostro presente.



