L’ Ateneo senese grazie all’intelligenza artificiale ha trovato i primi geni che determinano la suscettibilità al Corona virus

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on email
Share on print
Lorenza Conterno,
ricercatrice post DOC.
Cappa anarobica per la coltura dei microorganismi intestinali e preparazione degli inoculi per colture Bach e gut model (Biofermentatore che simula il colon)

La suscettibilità al Covid-19 dipenderebbe anche dalla genetica. I primi geni “indiziati” di determinare la gravità o meno della malattia sono stati individuati dai ricercatori dell’Università di Siena grazie all’intelligenza artificiale, nell’ambito del grande progetto di ricerca italiano Gen-Covid, che attraverso la collaborazione di 35 ospedali di tutta Italia analizzerà il Dna di 2.000 persone entro l’estate. Si tratta del primo studio genetico di questo tipo in tutto il mondo: i risultati ottenuti sui primi 130 pazienti sono presentati alla conferenza della Società europea di genetica umana.

“Abbiamo usato un approccio completamente nuovo che valuta il singolo paziente: così sarà più facile trovare terapie personalizzate contro Covid-19”, spiega Alessandra Renieri, professore all’Università di Siena e direttore dell’Unità di genetica medica all’Azienda ospedaliero-universitaria Senese. “In Italia abbiamo avuto la sfortuna di fare da apripista con i nostri pazienti: ora speriamo di poter fare altrettanto come scienziati”.

L’estrema variabilità della malattia Covid-19 è uno degli aspetti più oscuri della pandemia. Alcune persone infettate dal nuovo Coronavirus sono del tutto asintomatiche, altre hanno una sindrome influenzale, altre ancora sviluppano conseguenze gravissime che portano alla morte.
“Abbiamo pensato fin dall’inizio che fosse la genetica dell’ospite a fare la differenza – spiega Renieri – e diversi studi hanno poi dimostrato che la gravità della malattia dipende al 50% da fattori ereditari”.
Per scoprire quali fossero, sono stati condotti diversi studi genetici mettendo a confronto il Dna di persone malate di Covid e persone sane, ma i risultati sono stati deludenti.

“Abbiamo quindi deciso di cambiare metodo, provando a valutare ogni paziente come un caso a sé, proprio come facciamo da anni nello studio delle malattie genetiche rare”, precisa la genetista. “”Abbiamo scomposto la Covid nei vari organi che colpisce, valutando se nel singolo paziente fosse grave o lieve dal punto di vista polmonare, epatico, cardiovascolare e così via. Poi abbiamo esaminato il Dna: ogni individuo presenta oltre 50.000 varianti genetiche, e per semplificarne lo studio abbiamo deciso di valutare le varianti più significative analizzandole secondo un sistema binario, proprio come fanno i computer: il gene vale 0 se è intatto, vale 1 se è alterato”.

Questa mole di dati, rielaborata grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale, ha permesso di trovare in ogni malato una media di tre geni mutati che sembrano influire sulla suscettibilità al Coronavirus dei singoli organi o apparati. “Di questi geni – conclude Renieri – alcuni sono già bersaglio di farmaci attualmente disponibili sul mercato che potrebbero avere una nuova indicazione contro Covid”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on email
Share on print

Ti potrebbero interessare

È di ieri la denuncia dei sindacati ai vertici regionali

Persone, famiglie e socialità. Questo il cuore del programma di

Lo ha detto Boris Johnson, che parla come un marxista

I cambiamenti climatici hanno causato danni per 14 miliardi all’agricoltura

IL CORDOGLIO DEL PARTITO POLITICO UNIONE CATTOLICA AL CORPO DIPLOMATICO

“L’abolizione del Cnel, come prevede in prima lettura la riforma

Chiudi il menu
Questo sito si avvale di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, accetti l’uso dei cookie.