Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso pieno sostegno alle sanzioni finanziarie introdotte dagli Stati Uniti contro i vertici della Corte penale internazionale (CPI), arrivando a definire l’istituzione dell’Aja un “tribunale farsa”.
La presa di posizione di Tel Aviv giunge a seguito del provvedimento adottato dal Dipartimento del Tesoro statunitense nei confronti della presidente della CPI, Tomoko Akane, e del procuratore capo Abdoulaye Seye.
Le misure americane prevedono il congelamento delle risorse finanziarie e restrizioni sulle transazioni con i due funzionari, pur concedendo una finestra tecnica fino al 17 settembre per la regolamentazione delle operazioni in corso.
Attraverso una nota ufficiale, Netanyahu ha dichiarato che la CPI avrebbe minato i principi stessi della giustizia, celando presunti abusi dietro la retorica del diritto internazionale. Il premier israeliano ha quindi ringraziato direttamente il segretario di Stato Marco Rubio per la determinazione nel contrastare quello che ha descritto come un “illegittimo eccesso di potere” da parte della corte.
Da parte loro, gli Stati Uniti hanno motivato le sanzioni contestando i tentativi dell’organismo giudiziario di condurre indagini e spiccare mandati d’arresto nei confronti di esponenti appartenenti a Paesi non aderenti alla giurisdizione del Trattato di Roma.



