Sembra un romanzo, invece è solo l’Italia. Nicole Minetti si è avvinta come l’edera al tessuto profondo del Belpaese e ogni capitolo della sua pur rutilante esistenza sembra essere parte di un libro scritto allo specchio, dove la vita pubblica si riconosce con una facilità ai limiti del paradosso.
Nicole ha una cascata di capelli ricci, labbra sottili e un sorriso che chiama televisione. È in un bar a Corso Como a Milano che comincia la sua carriera, quando viene notata e finisce a “Scorie”, su Rai Due a dondolarsi su un’altalena fiorita.
Ed è in un caffè, quello di “Colorado” che arriva poco dopo, volata a Mediaset per marcare il primo dei ruoli in forma di vezzeggiativo che avrebbero caratterizzato i nostri anni a venire.
“Coloradina” appunto e poi “meteorina”, “bungarella”, “olgettina”, “consiglierina”, nomignoli dietro ai quali giovani aspiranti protagoniste abbassavano i tratti distintivi come le scollature, per confondersi in macroinsiemi comandati a bacchetta da reclutatori, selezionatori, sino alle braccia compiaciute dell’utilizzatore finale.
“Pretty Minetti”, come titolava L’Espresso nel 2011, viene presentata a Silvio Berlusconi dall’ex meccanico di Piersilvio, un donnaiolo di origini campane che fece capire al padre che di ragazze ne conosceva tante e forse per questo guadagnò un bel posto a Publitalia, giusto in tempo per spingere Nicole.
La tv è affamata e si nutre di quegli spazi infiniti di pelle nuda e sorrisi verginali, l’apparenza in cui vale tutto, mentre si balla con entusiasmo discinto, e le stanze dei bottoni si occultano nella villa, luogo misterioso, trionfale, tinto di rosso passione dove troneggia il Drago, che tutte le guarda, le tocca, le paga. Potere e virilità ridotti a fiotti di banconote, premi e prestazioni continue in un esaltante divertimento, cafone come una cena elegante.
Ma anche il circo triste di un uomo che tiene in mano il Paese giocando a “Sister Act” con Minetti vestita da suora che batte il suo petto con una croce di legno, ha bisogno di un governo, o quantomeno di una contabile. E qui è proprio Nicole, che sa usare il cervello almeno quanto le sue forme, che tiene i conti in maniera minuziosa, retribuzioni travestite da regali, frutto di generosità supposta, da distribuire con attenzione, un affitto a te, un diamante a me, ragioniera improvvisata perché lui è il «Love of my life» e non può fare i bonifici.
Beatrice Dondi



