No, la crisi energetica non si risolve con uno sconto alla pompa di benzina

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A mezzanotte scade la proroga di due giorni sullo sconto di 17 centesimi al litro deciso il 4 agosto. Il Governo si riunisce oggi per valutare le contromisure: in arrivo una prima proroga di pochi giorni sulle accise del gasolio fino a settembre, seguita da un intervento mirato a tutela delle fasce pi� deboli. - Mercoled�, 26 Agosto , 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse) Midnight marks the end of the two-day extension on the 17-cent-per-liter fuel discount introduced on August 4. The Cabinet

Sono in molti a pensare che il problema del costo dell’energia si possa risolvere con una spruzzata di conservatorismo e capitalismo compassionevole

Più precisamente: con tagli alle accise a cadenza trimestrale, perché non ci sono i soldi. Con sgravi fiscali come il taglio del bollo auto – che vedremo sarà strutturale come ha promesso il governo o avrà lo stuzzicadenti sopra, come gli assaggi al supermercato.

Infine, con lo sconto deciso da Eni ai distributori di carburanti – 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il diesel -, cui è seguita a ruota un’analoga misura da parte di IP e Q8. Uno sconto, ricordiamolo, che durerà un mese pure questo. Poi si vedrà. Corollario finale: Eni ha deciso anche di tagliare del 30% circa il costo delle bollette di luce e gas e di mantenere questa scontistica attiva per un anno.

Comunque la pensiamo, di risolutivo c’è molto poco.
Soprattutto perché queste crisi energetiche sono la punta dell’iceberg di processi enormi. Che non si risolvono con uno sconto alla cassa, o con misure una tantum. Ma che richiedono uno sforzo e una visione che travalicano addirittura i confini nazionali.

Se non quelli continentali. Ricordiamolo, giusto per non perdere la memoria, che questa crisi energetica nasce nel febbraio del 2022, quando Putin decide di invadere l’Ucraina, crisi che interrompe il flusso di gas e petrolio dalla Russia verso l’Europa, per effetto delle sanzioni di Bruxelles.

A cui si somma, nel febbraio 2026, la crisi dello stretto di Hormuz, da cui passano buona parte degli idrocarburi prodotti e raffinati dai Paesi mediorientali, effetto della decisione di Trump e Netanyahu di attaccare l’Iran. A oggi, siamo lontanissimi dalla soluzione di entrambe le crisi.

Insomma: oggi vogliamo allargare un po’ lo sguardo. E raccontare questa crisi energetica per quella che è. Un processo enorme, strutturale, epocale che prende dentro tutto. Le guerre imperialistiche e coloniali degli ultimi anni. La lotta – e la non lotta – al cambiamento climatico.

Le tensioni e le resistenze legate alla transizione energetica dalle fonti fossili.

E infine, ovviamente, la crescita della domanda di energia legata all’avvento di una rivoluzione tecnologica chiama intelligenza artificiale.

Per farlo, ho dovuto affidare le mie domande al giornalista che meglio di chiunque altro sta raccontando questa crisi energetica.

Il suo nome è Ferdinando Cotugno, scrive per il Domani e cura Areale, una newsletter sul clima che vi consiglio. È con lui oggi che parleremo di questa crisi energetica e di come se ne esce.

Partendo, ovviamente, dalla strategia d’uscita del governo Meloni: bonus, bonus e ancora bonus. E aumento dell’estrazione di idrocarburi come gas e petrolio sul territorio nazionale.
“La crisi energetica toglie presente e toglie futuro all’Italia.

Porta inflazione, l’inflazione è ai massimi da da 3 anni e questo spinge le famiglie, le aziende a tagliare consumi, prospettive, ma anche proprio a tagliare qualità della vita.Poi avere l’energia più cara d’Europa ha un effetto deindustrializzante, uno dei motivi per cui l’Italia sta diventando un deserto e un deserto industriale e il fatto di pagare l’energia più cara d’Europa e purtroppo quello che servirebbe è immaginare, poi costruire, poi finanziare un sistema energetico moderno, moderno, flessibile, competitivo, decarbonizzato, all’altezza della crisi climatica, della transizione che comunque non lo si vogliano in atto e non ci sta aspettando.

Invece quello che stiamo osservando è che si tira molto a campare di bonus in bonus questa fatica di Sisifo, prima 13 tagli delle accise della durata di una settimana e del costo di oltre 2 miliardi di euro e poi il soccorso dei petrolieri che in realtà stanno usando questa crisi energetica come formidabile strategia commerciale, perché ovviamente hanno la forza e hanno il margine dato dagli extra profitti di questi anni di mettere il price cap che è comunque temporaneo e non strutturale e questo ovviamente aumenta aumenta i ricavi, aumenta aumenta la l’afflusso nelle pompe di benzina dei grandi soggetti Eni, IP, Kuwait, ma non risolve di una virgola i nostri problemi strutturali.L’Italia ha un tasso di elettrificazione del trasporto privato fra i più bassi d’Europa.

A noi il gas fa così paura anche perché stiamo elettrificando pochissimo, perché noi abbiamo ancora un sistema, per esempio, di riscaldamento degli edifici interamente o quasi basato sul gas.

E questo questo fa sì che noi abbiamo un urgente, quasi disperato bisogno di una riforma strutturale del nostro sistema energetico, di ripensarlo da capo, perché incredibilmente novecentesco, noi siamo un petrostato, ci comportiamo come un petrostato, ma non abbiamo né petrolio né gas e quella misura propagandistica di aumentare le estrazioni in realtà è soltanto distrazione, proprio distrazione.E invece di ripensare il nostro sistema energetico per guadagnare il tempo perduto, continuiamo a perderne”.

Francesco Cancellato