Non si può contrastare un’offensiva ideologica così strutturata senza una coalizione ed una proposta politica

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Di fronte all’avanzata travolgente dell’estrema destra in Germania e alle sue sponde in Italia e negli Stati Uniti, emerge una responsabilità politica evidente: la necessità di una risposta delle forze democratiche e progressiste.

Non si può contrastare un’offensiva ideologica così strutturata senza una coalizione ed una proposta politica alternativa e chiara.

Mentre le destre radicali costruiscono un’agenda ben definita, sovranista, identitaria, euroscettica e filorussa, il campo progressista e democratico continua a pagare lo scotto di limiti storici. Non possiamo limitarci al ruolo di “argine” o fare appello al voto utile e ai cordoni sanitari: non basta più per arginare gli estremismi.

Senza risposte radicali sui temi chiave (lavoro, costi della vita, immigrazione, transizione ecologica, politiche abitative e sicurezza), l’elettorato finisce per premiare la rottura populista. Dobbiamo federare le forze democratiche, comunicare con efficacia e contrastare l’egemonia culturale dell’estremismo.

L’indeterminatezza e il costante tatticismo interno finiscono solo per cedere terreno. Le forze progressiste hanno smesso di essere punto di riferimento del blocco sociale ed economico che oggi vota massicciamente le destre per rabbia, senso di abbandono o disillusione verso le istituzioni e le forze tradizionali.

In Italia, le dichiarazioni con cui Matteo Salvini e Roberto Vannacci festeggiano apertamente il trionfo di AfD in Sassonia-Anhalt non sono sviste, ma una scelta politica consapevole per spostare l’asse dell’intera destra su posizioni radicali.
Continuare ad affrontare questo scenario con l’indignazione estemporanea o con tattiche difensive significa essere complici dell’avanzata di questo modello. È tempo che la sinistra e il campo democratico costruiscano un’agenda sociale ambiziosa, una leadership solida e un’alternativa di governo credibile per fermare l’onda che sta travolgendo le democrazie europee.
Se non ora, quando?

Alessia Morani