NORDIO SCONFESSA FRATELLI D’ITALIA: “NESSUNA NORMA AD PERSONAM PER IL SUOCERO DI CONTE

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L’albergatore Cesare Paladino, padre della compagna del leader del M5S Giuseppe Conte, non solo ha patteggiato una condanna per non aver pagato la tassa di soggiorno, ma non era stato l’unico in Italia a chiedere la revoca della sentenza in base a una norma del decreto Rilancio del 2020 che aveva trasformato da penale ad amministrativo il mancato versamento della tassa di soggiorno ai Comuni.

Secondo una risposta del 7 luglio del ministro della Giustizia Carlo Nordio a un’interrogazione di Fratelli d’Italia, risultano almeno altri nove casi di albergatori per i quali è stata revocata la condanna per peculato. Un dato che smentisce la tesi sostenuta da FdI secondo cui Paladino sarebbe stato l’unico beneficiario della retroattività della norma.

Il 31 marzo, i dirigenti di FdI Galeazzo Bignami e Giovanni Donzelli avevano presentato un’interrogazione scritta al ministro della Giustizia chiedendo chiarimenti sul caso Paladino. Nell’atto ricordavano che l’imprenditore alberghiero aveva patteggiato una condanna per peculato relativa al mancato versamento della tassa di soggiorno al Comune di Roma e che, dopo l’entrata in vigore della nuova disciplina, aveva ottenuto la revoca della sentenza.

Secondo i due esponenti di FdI, altri albergatori avrebbero invece visto respingere analoghe richieste di revisione. Ecco la denuncia di FdI: “La cosa davvero paradossale è che, come a Paladino, anche altri albergatori che avevano avuto analoghe condanne ne chiesero la revisione ma con esiti processuali completamente diversi”, scrivevano Donzelli e Bignami.

A sostegno della loro tesi citavano una sentenza della Cassazione del 2020 e il caso di un’albergatrice di Trapani, la cui istanza era stata rigettata. Da qui la conclusione politica: tutti gli altri condannati avrebbero dovuto scontare la pena, “tranne uno, Cesare Paladino”, che avrebbe beneficiato “di un trattamento di favore”.
Premessa d’obbligo: la questione giudiziaria si è conclusa con un patteggiamento e non con la revoca della condanna.

Se è vero che, su istanza di Paladino, il tribunale aveva revocato la sentenza, ad aprile 2021 la Cassazione aveva confermato il patteggiamento.
Ora però è arrivata anche la risposta di Nordio che riferisce gli accertamenti richiesti al presidente del Tribunale di Roma. Paradosso: quest’ultimo ha spiegato prima che il database dell’ufficio registra numerose revoche di sentenze per abolizione della norma incriminatrice (98 per l’ufficio Gip, 226 per i dibattimenti), ma non consente di individuare automaticamente la tipologia di reato, anche per la carenza di personale.

Poi il Tribunale, a maggio, ha inviato un approfondimento relativo all’ufficio gip/gup, dal quale emergono nove casi nei quali condanne per peculato sono state revocate in applicazione della norma del 2020. Dunque quello di Paladino non è stato un caso isolato, almeno sui procedimenti a Roma. Nordio non prende posizione ma fa sapere di continuare a “seguire con attenzione la materia”.

Giacomo Salvini