OGNI ANNO BUTTIAMO VIA 320 MILIONI DI EURO PER LA VITAMINA D

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mario giordano

di Mario GIORDANO

Se prendete esempio dai giornali, internet e consigli vari di esperti la vitamina D dovrebbe essere l’elisir di lunga vita. Un pillolla e… via asma, allergia, malattie vascolari, diabete e persino il cancro. Persino un paraguru brasiliano ha messo in rete il protocollo COIMBRA per curare con la vitamina D la sclerosi multipla. In Italia l’assume il 10% degli uomini e il 40% delle donne. E’ il terzo farmaco più venduto nel nostro Paese con un incremento della spesa a carico del servizio sanitario nazionale pari a 320 milioni di euro l’anno per passare vitamina D a ipotetici malati. “Soldi buttati” sentenzia il prof. Garattini. Spesa eccessiva concorda l’Aifa che nell’ottobre 2019 ha approvato un’apposita nota, (la numero 96), per cercare di contenere un po’ i consumi esborsi. Gli endocrinologi dell’Ame riuniti il 16 marzo dello scorso anno a Latina, parlarono in modo esplicito di speculazione ed abuso. Roberto Cesareo, uno degli intervenuti, ha anche pubblicato umo studio sulla rivista internazionale “Nutriens” in cui denuncia che per diffondere la vitamina D è stato usato in passato un trucco fin troppo comune ossia quello di modificare le soglie di rischio per aumentare la platea dei presunti bisognosi di cure. A dire il vero in un paese come il nostro ricco di sole e cibo sano, possiamo usufruire della vitamina D senza passare dalla farmacia con buone passeggiate ed un’accurata alimentazione. Gli ultimi studi pubblicati nel 2018, mettono in dubbio l’efficacia della vitamina D sulla prevenzione delle fratture ossee. Due ricerche (una realizzata su 81 diversi test che hanno coinvolto 53.537 pazienti diffusa da Lancet-Diabetes & Endocrinology e l’altra realizzata su 33 diversi test che hanno coinvolto 51.145 soggetti diffusa da Jama-The Journal of the American Medical Association una delle riviste mediche  più note ed autorevoli), hanno dato infatti lo stesso risultato: chi assume la vitamina D avrebbe le stesse probabilità di rompersi le ossa di chi non l’assume. Eppure c’è ancora chi non ci crede. Per esempio una delle principali società scientifiche del settore, la Siommms, Società italiana dell’osteoporosi del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro, parla di “limiti metodologici” di queste due ricerche (quelle pubblicate da “Lancet” e da “Jama”) e continua a diffondere interviste per sostenere la vitamina D, oltre che appunti critici alla nota Aifa che ha cercato di limitarne il consumo. Naturalmente non c’entra nulla il fatto che il presidente della Siommms ammetta di aver lavorato come consulente per aziende farmaceutiche che producono e vendono pillole a base di vitamina D.E nemmeno che una di queste aziende, la Amgen, sostenga con un “contributo incondizionato” il sito web della Siommms. Del resto, essendo “incondizionato”, il contributo si sa non condiziona…

dal libro

SCIACALLI – VIRUS, SALUTE E SOLDI

 

 

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