PNRR, QUALI REALI PROSPETTIVE PER IL SUD E PER L’ITALIA?

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Ci si strappa le vesti per le misure del PNRR per il Sud e non si pensa a tutto quello (molto di più nel suo complesso) che perdiamo ogni volta di fondi europei, a quello che spendiamo di Fondi Sviluppo e Coesione che dovrebbero andare per legge per l’80% al sud (se ne spende appena il 6%). Quello che perdiamo è molto più di quello che dovrebbe arrivare adesso, ma almeno non aggrava la nostra posizione debitoria.
Questo per incapacità conclamata di progettare, testimoniata una volta di più dall’obbrobriosa scopiazzatura della programmazione POR 2020/27 presentata in questi giorni in Consiglio Regionale calabrese e ritirata per vergogna.
Purtroppo i dati ci restituiscono l’immagine di un territorio che non programma per il suo sviluppo, quindi non è in grado di spendere quei soldi che arrivano dall’Europa.
I Recovery Fund dovranno essere spesi per il 60% dai Comuni, ma i nostri comuni lamentano di non avere personale sufficiente. Però quantomeno formato sì? Chiedono maggiori facoltà assunzionali, giustissimo… ma siamo certi che i nostri enti Locali assumano su base strettamente meritocratica e non clientelare?
Le altre regioni hanno programmato le misure da inserire nel Recovery Plan già in autunno, adesso stiamo chiudendo le audizioni in Parlamento, a che punto sta la Regione Calabria, visto che il termine per l’invio del PNRR alla Commissione Europea è il 30 aprile?
Ma anche a livello nazionale non c’è da stare tranquilli: stiamo chiedendo sostanzialmente maggiore indebitamento per quale grande programma di sviluppo che si possa realizzare concretamente entro il 2026, visto che per realizzare una tratta ferroviaria ci mettiamo non meno di 10 anni e le miliestones europee saranno molto rigide sull’avanzamento dei progetti?
Rischiamo concretamente di vedere interrompere l’erogazione dei finanziamenti se non rispettiamo i vari step.
L’Alternativa c’è:
Io sarei e sono per la concretezza: fare il passo per quanto abbiamo la gamba e non rischiare di finire schiavi per debiti, come avveniva ad Atene prima di Solone.
Prendere quello che realmente possiamo spendere in poche opere da sbloccare con procedure straordinarie semplificate e puntare soprattutto su infrastrutture nodali del Sud, perché il rilancio del Paese nasce proprio dalla liberazione del sud dallo stato di subalternità e di bisogno.
Le infrastrutture sono l’unico strumento per poter favorire investimenti che oggi sono un lontano miraggio, per consentire la valorizzazione di quelle risorse umane che oggi sono costrette a trovare collocazione altrove, che sole possono restituire un futuro ai nostri splendidi territori.
Usiamo i soldi per un futuro dignitoso e libero per i nostri figli, non sacrifichiamo le prospettive delle prossime generazioni per le velleità spartitorie di pochi (non certo i migliori).
Vediamo che propongono McKinsey & Co.

 

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