Esodo d’altri tempi, il catalogo è questo. Utilitaria ricolma come un uovo, non di rado con estensioni nel vuoto. Cartina stradale di ardua, se non impossibile piegatura e relativo aggiornamento.
Sedie pieghevoli in alluminio con tela a righe e/o sdraio mozza-falangi. Ombrellone lievemente ammuffito da soggiorno in cantina e minaccioso palo di ferro. Stuoie di paglia con scia di inesorabile pulviscolo. Borsa frigo moscia e preferibilmente rigida, thèrmos e Moka, bottiglie di varie fogge, delicatissime uova e limoni, a volontà. Pallone “Super Santos” e per le bimbe cerchio hula hoop.
Era abolito, per il mese di agosto, l’aggettivo “ingombrante”. Secondo alcune testimonianze, negli anni ’60 e ’70 – la più bella, dal Centro al Nord, è stata scritta sul Foglio da Pierluigi Battista, mentre un indimenticabile racconto orale di un trasbordo dall’alta Italia alle terre della Sicilia si deve a Gaetano Savatteri – c’erano famiglie che trovavano un posto in macchina anche per una poetica gabbia di uccellini.
Più comune era il trasporto di cani con la lingua a penzoloni e di infidi gatti che pur di porre fine a quella sventura a ogni sosta erano pronti a svignarsela disperdendosi nei campi o sulle strade dell’umile Italia.
Filippo Ceccarelli



