Quello che non manca a Renzi è il dono della chiarezza

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renzi

Sfrontata, senza fronzoli, definitiva.
Bisogna riconoscerglielo, sinceramente.
Oggi ha mandato a Conte un avviso di sfratto vero e proprio.
Lo ha accusato di populismo, di essersi innamorato del ruolo, di aspirare ai pieni poteri, di essere uno spacciatore di veline che cerca di orientare l’opinione pubblica e di minacciare alcuni attori politici.
Un discorso da capo dell’opposizione, non da partner di maggioranza.
La critica sulla timidezza del Governo nella fase due mi sembra profondamente ingiusta, subalterna alle obiezioni assai in voga tra i circoli confindustriali.
La salute va bene, ma l’economia deve andare avanti. Ad ogni costo.
Più o meno la stessa posizione dell’Economist o di Wolfgang Shauble, il pastore tedesco dell’austerity che fustigava la Grecia di Tsipras.
Conte sarebbe in preda, dunque, a una forma avanzata di delirio di onnipotenza: questa la lettura di Renzi.
Come se seguire le indicazioni del comitato scientifico – che invita a uscire gradualmente dal lockdown – sia una concessione a un inedito quanto ignoto populismo scientifico.
Aguzzini che vogliono tenere gli italiani reclusi in casa, cinici bullizzatori che godono nel limitare gli affetti personali, pseudogolpisti che puntano a sospendere le libertà garantite dalla Costituzione.
Se la situazione non fosse tanto drammatica, ci sarebbe da ridere a crepapelle.
In realtà si sta consumando una battaglia politica senza esclusione di colpi.
Italia viva vuole chiudere questa esperienza di governo.
Perché i suoi referenti economici non tollerano più l’anomalia di un’alleanza tra centrosinistra e cinque stelle, che ascolta – udite udite – le ragioni del mondo del lavoro e del sindacato e che quando parla con l’Europa non si piega ai diktat della tecnocrazia e tratta alla pari con la Germania e la Francia.
Vogliono contare solo loro: i potenti di sempre e i gruppi editoriali di loro proprietà.
Tant’è che Renzi, nel dichiarare nei fatti la sua sfiducia a Conte, tira fuori una bella citazione di Martinazzioli, l’ultimo segretario della Dc, avvocato e galantuomo.
Vi aspetteremo altrove: ammonisce l’ex premier.
Quell’altrove temo, caro Renzi, si chiama destra.
Fuori da questa maggioranza c’è solo la destra, non altre operazioni trasformistiche.
C’è Salvini, se non addirittura Meloni.
Esattamente quelli dei pieni poteri.
Il resto sono i borbottii solitari di chi, nel mare magnum di un’immensa tragedia umana, gioca alla politica del piccolo cabotaggio.

Arturo Scotto
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