Ranucci deposita ricorso urgente contro rimozione da Report

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È stato depositato questa mattina, a quanto apprende l’Adnkronos, il ricorso di Sigfrido Ranucci al Tribunale del Lavoro di Roma contro la rimozione dalla conduzione di Report decisa dalla Rai nelle scorse settimane.

Si tratta di un ricorso ex art 700 cpc, un ricorso urgente con cui si chiede la revoca del provvedimento di rimozione e il reintegro. Il collegio dei giuslavoristi, che rappresentano Ranucci, è composto dai professori Franco Focareta e Franco Scarpelli e dall’avvocato Stefano Rossi, che operano all’interno del più ampio team di legali dello Studio Devitalaw coordinato dal professor Roberto De Vita.

RANUCCI: GIORNALISTA CHIEDE REINTEGRO IN CONDUZIONE IN TEMPO UTILE PER PRIMA PUNTATA REPORT

La carenza di motivazioni, l’inconsistenza giuridica dell’atto e il demansionamento. Sono questi i principali punti che il collegio di giuslavoristi che rappresenta Sigfrido Ranucci sottopone al Tribunale del Lavoro di Roma con il ricorso urgente, depositato questa mattina, contro la rimozione da Report decisa dalla Rai.

Nelle quarantatré pagine di ricorso, che Adnkronos ha visionato, gli avvocati di Ranucci ripercorrendo la storia professionale del giornalista fino all’attentato dello scorso ottobre ”strumentalizzato al fine di delegittimare la reputazione professionale di Sigfrido Ranucci e la trasmissione Report – scrivono i legali – mediante una campagna di denigrazione personale e professionale del Ranucci avvenuta con la diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni”, sottolineano come la rimozione dalla conduzione risulti ”manifestamente carente di motivazione” anche con riferimento ”agli obblighi di servizio pubblico e di tutela dell’indipendenza e autonomia del giornalismo d’inchiesta da parte dell’Azienda concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo”.

Per i professori Franco Focareta e Franco Scarpelli e l’avvocato Stefano Rossi, che operano insieme al professor Roberto De Vita, inoltre, ”l’inconsistenza e la genericità della motivazione prospettata dall’Azienda, lette unitamente alla successione temporale delle pressioni e sollecitazioni politiche dirette a ottenere la rimozione di Ranucci” integrano ”un quadro indiziario grave, preciso e convergente, idoneo, già nella presente sede cautelare, a fondare la presunzione dell’esistenza di un motivo discriminatorio”.

Adnkronos