Aperta al pubblico la mostra Jannis Kounellis: Io sono un pittore

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La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati presenta “Jannis Kounellis: Io sono un pittore”. Il progetto espositivo, a cura di Vincenzo de Bellis, assume per la prima volta in modo sistematico e programmatico la pittura come principale chiave interpretativa dell’opera di Jannis Kounellis (Il Pireo, 1936 – Roma, 2017).

Viene quindi proposta una prospettiva critica alternativa, più ampia e radicale, rispetto alla semplice ricezione dell’artista come uno dei protagonisti dell’Arte Povera, o come maestro dell’installazione e poeta della materia, come spesso è stato celebrato.

Punto di partenza e filo conduttore della mostra è una frase semplice, spesso ripetuta da Kounellis, “Io sono un pittore”: non la rivendicazione di una tecnica o di un formato, ma la dichiarazione di una postura nei confronti del reale. “Il termine greco ζωγράφος (zogràphos) – pittore: colui che ‘scrive la vita’ – ha orientato l’intero progetto curatoriale. Kounellis ha dipinto sulla tela nel senso convenzionale solo per pochi anni della sua traiettoria artistica, ma poi ha per tutta la sua vita dipinto con il ferro, con il carbone, con il fuoco, con i sacchi di juta e il profumo del caffè. Ha dipinto con lo spazio, con il silenzio, con la memoria di una civiltà mediterranea che sentiva minacciata. Eppure, nessuna mostra aveva ancora assunto la pittura come lente interpretativa principale del suo lavoro”, spiega Vincenzo de Bellis.

Il percorso negli spazi della Collezione Olgiati riunisce un corpus di oltre 35 opere di Jannis Kounellis, dalla fine degli anni cinquanta fino al 2014, inclusi alcuni lavori raramente esposti o inediti, come ad esempio Senza titolo (Omaggio a Van Gogh) del 1991 e la Rosa nera su carta con fondo spray argentato del 1966, presentata qui per la prima volta.

La narrazione non segue un ordine cronologico, ma è costruita per temi – La pittura come linguaggio; La pittura come materia e peso; La pittura come memoria e silenzio; La pittura come scena e icona – che, come campi di forza comunicanti, sono attraversati da persistenze e dialoghi tra opere lontane nel tempo, ma profondamente vicine nel pensiero.

Nella mostra ricorre, inoltre, un rapporto con la pittura profondamente relazionale, nutrito da conversazioni visive con i grandi maestri della storia dell’arte: da Van Gogh a Malevič, da Mondrian a James Ensor fino a Hans Arp, in una dichiarata appartenenza a una tradizione che Kounellis non voleva abbandonare, ma continuare a trasformare. Attraverso le diverse sezioni tematiche, che abbracciano l’intero arco della carriera dell’artista, emerge così come le ossessioni di Kounellis non si siano mai chiuse in un periodo stilistico, ma abbiano continuato a risuonare e a interrogarci.

Io sono un pittore, il percorso espositivo

La mostra alla Collezione Olgiati si apre con la sezione dedicata a La pittura come linguaggio, con opere in cui lettere, numeri, segni e fiori fungono da elementi di un vocabolario visivo. Qui il quadro diventa, per Kounellis, un campo linguistico, non immagine da contemplare, ma enunciato da leggere. Il percorso inizia con un gesto che è al tempo stesso omaggio e sfida: un grande quadrato nero dipinto direttamente sulla parete, affiancato da tavole del 1958 sulle quali sono impresse, a smalto, insegne di negozi (Tabacchi) e numeri (Senza titolo, 1958 / 2012). È il Quadrato nero di Malevič, opera simbolo del suprematismo, che incontra la strada romana; è la vita che irrompe dentro “il punto zero della pittura”, in un confronto che per Kounellis non sarà mai risolto.

Se la pittura è linguaggio, anche una rosa può diventare un ideogramma, scrittura della natura nel sistema dell’arte, come nella celebre serie delle Rose. Nella mostra alla Collezione Olgiati sono presenti quattro lavori appartenenti a questo ciclo, tra cui la monumentale Rosa rossa (1966-1967) e la rarissima Rosa nera su carta con fondo spray argentato (1966), esposta qui per la prima volta.

Nei lavori esposti nella sezione La pittura come materia e peso, il gesto pittorico si compie attraverso il peso delle cose. Ferro, carbone, lana, fumo: il mondo non è rappresentato, ma entra nell’opera nella sua concretezza più cruda. Un campo di cactus circondato da un perimetro di rotoli di piombo compone, ad esempio, l’opera Senza titolo del 2005, in un dialogo tra l’organico e il metallico, tra la crescita lenta e il confine fisso.

In altri lavori la tela diventa materiale pittorico in sé: nella grande tela del 1969, i sacchi di juta e le “liane” di lana bianca scandiscono la superficie come una campata di polittico; nella tela del 1967, quattro sacchi di juta sormontano fisicamente la superficie bianca – la vita reale, con tutto il suo peso, sopra e dentro la pittura.

Collezione Giancarlo e Danna Olgiati

Lungolago Riva Caccia 1, 6900 Lugano

T +41 (0)91 921 4632
T +41 (0)91 911 3040
info@collezioneolgiati.ch

www.collezioneolgiati.ch

www.masilugano.ch

Orari:
Giovedì – domenica: 11:00 – 18:00

Ingresso gratuito