Sgridare un cane dopo è come provare a insegnare a un bambino di due anni una lezione su qualcosa che ha fatto ieri
Sottolineando il fatto che, sgridare un cane non serve a nulla se non a farlo sentire aggredito, e che, il cane va educato con calma e autorevolezza, non sgridato.
Ma sai cosa succede nella mente del cane quando lo sgridi per un errore che ha fatto prima?
Te lo dico io: entra in confusione totale. Lo spaventi, lo disorienti e non gli insegni assolutamente nulla. Anzi, quello che ottieni è solo paura, insicurezza e distanza emotiva.
Il cane non ragiona come noi: non ha la capacità di collegare un comportamento passato con una reazione presente. Non riesce a pensare “ah, mi sta sgridando perché ho fatto pipì tre ore fa in soggiorno”.
Per lui, esiste solo il qui e ora. Il momento. L’istante. Quindi, ogni volta che sgridi un cane per qualcosa che ha fatto prima, lo mandi in tilt. Lui non capisce cosa vuoi dirgli, non capisce il motivo del tuo tono arrabbiato, non capisce perché da un momento all’altro la tua energia cambia e ti mostri duro o minaccioso.
Vede solo un umano che si arrabbia, e la sua mente lo porta a difendersi o a cercare di evitare il conflitto.
Facciamo un esempio classico: torni a casa alle 18:00, entri in soggiorno e trovi una pipì sul pavimento. Ti arrabbi, chiami il cane, gliela mostri e lo sgridi.
Il problema è che quella pipì probabilmente l’ha fatta alle 14:00.
Il cane, in quel momento che lo stai sgridando, non sta facendo nulla di male: magari era tranquillo, steso sul divano, felice di vederti tornare.
E improvvisamente ti vede cambiare espressione, tono, postura. Ti sente alzare la voce. Ma non capisce perché.
Non pensa “mi sta sgridando perché io ho fatto pipì”. Pensa solo “quando il mio umano torna e c’è quella cosa sul pavimento, succede qualcosa di brutto”.
Così, la prossima volta, non imparerà a non fare pipì in casa, ma imparerà ad aver paura del tuo ritorno, o addirittura a nascondersi per farla, senza però aver capito che il problema è la pipì.
Un altro esempio eclatante: il cane scappa, quando finalmente torna, lo sgrido. Non sto sgridando il cane che è scappato, ma il cane che sta tornando, perché lo sto sgridando nel momento che sta tornando, e lui associa quel atteggiamento a quello che sta facendo in quel momento.
Quando interagisci con il tuo cane lui assocerà quello che percepisce da te in quel momento, a quello che sta facendo lui in quel momento.
E questo spiega anche un comportamento che tanti mi raccontano: “Quando torno e ha fatto pipì, lo sa che ha sbagliato, perché si nasconde o abbassa le orecchie”. No, non “sa” di aver sbagliato. Sta semplicemente anticipando la tua reazione, perché ha imparato che ogni volta che tu entri e c’è quell’odore o quella scena, ti arrabbi con lui, senza però collegare il fatto che è perché l’ha fatta lui minuti o ore prima.
Non collega il fatto che ha fatto pipì minuti o ore prima al rimprovero. Collega il tuo arrivo al disagio, alla paura. Lo stesso accade con qualsiasi altro comportamento: un cuscino distrutto, un gioco rosicchiato, una scarpa masticata.
Se il cane non viene corretto mentre lo fa, qualsiasi reazione successiva è inutile e dannosa. L’unico modo per insegnare davvero qualcosa al cane è intervenire nel momento esatto in cui compie l’azione. Solo così può capire il legame tra “quello che sto facendo ora” e “la reazione del mio umano”.
Già dopo un minuto, il collegamento si perde. Il cane vive nel presente, e il suo apprendimento avviene nel presente. Sgridare un cane dopo è come provare a insegnare a un bambino di due anni una lezione su qualcosa che ha fatto ieri. Non ha senso. Non serve. E soprattutto, rovina la relazione.
Quindi la prossima volta che torni a casa e trovi un disastro… respira. Non arrabbiarti. Pulire è facile, ricostruire la fiducia è molto più difficile. Impara a leggere il tempo del cane: lui vive nel momento. E se vuoi essere un buon “genitore”, o semplicemente un buon compagno per lui, è lì che devi imparare a incontrarlo.
#cristiansianieducatorecinofilo



