Trentino, l’autunno in quota tra rifugi e grandi cammini

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Con la fine dell’estate la montagna trentina non si svuota, ma cambia regime. Tra settembre e ottobre alcuni impianti di risalita continuano a funzionare, una parte dei rifugi prolunga l’apertura e numerosi itinerari restano percorribili. Le giornate più corte, la maggiore variabilità del tempo e la progressiva riduzione dei servizi rendono però questa fase diversa dalla stagione estiva.

Le aperture degli impianti non sono uniformi: in alcuni comprensori terminano a settembre, in altri proseguono fino a ottobre e, in casi limitati, fino ai primi giorni di novembre.

Questo mantiene accessibili alcuni percorsi delle Dolomiti di Brenta, della Val di Fassa, delle Pale di San Martino, della Paganella, della Val di Sole e della Val di Fiemme, ma con calendari che dipendono dalle singole località e dalle condizioni operative.

Anche i rifugi seguono tempi differenti. La Società degli Alpinisti Tridentini gestisce 35 strutture, oltre a bivacchi e capanne sociali, ma in autunno alcune chiudono già a settembre mentre altre restano operative nei fine settimana. Con il calo delle presenze, emerge con maggiore evidenza anche la funzione dei rifugi come presidi delle alte quote, legati alla conoscenza dei sentieri, delle condizioni meteorologiche e della disponibilità di acqua.

Proprio l’approvvigionamento idrico è diventato uno dei problemi più concreti. Un’indagine della Provincia autonoma di Trento sui rifugi alpini ha rilevato che il 61% delle strutture coinvolte dipendeva da un’unica fonte e che il 29% utilizzava anche acqua proveniente da ghiacciai o nevai.

Negli anni successivi la Provincia ha previsto contributi per migliorare captazione, accumulo e potabilizzazione, in un quadro segnato dalla crescente irregolarità delle risorse idriche in quota.

L’autunno resta comunque una stagione importante per i grandi itinerari. Nel Brenta si possono percorrere, quando le condizioni lo consentono, traversate tra Grostè, Tuckett, Brentei e Vallesinella; nel Lagorai si sviluppano cammini come l’Alta Via del Granito e i percorsi che attraversano la zona di Cima Socede; nelle Pale di San Martino si articolano diversi trekking a tappe. Più in basso, il Primiero Slow Tour collega boschi, prati, frazioni e aree agricole senza concentrarsi esclusivamente sulle quote elevate.