Si torna a parlare di leggi elettorali. Un poā perchĆ© le Regioni del Nord scalpitano (dal Trentino al Friuli, passando per il Veneto dellāingordo Zaia, che di mandati ne ha giĆ fatti tre) un poā perchĆ© Forza Italia, che nei sondaggi non si schioda dal suo 8-9 per cento, discute della norma con cui andremo a votare nel 2027: che volete, ogni cinque anni si ripresenta questa seccatura che ancora non si ĆØ trovato il modo di abolire
E dunque si cerca di aggiustarla con trucchetti di varia natura definiti āmeccanismi di ingegneria elettoraleā per farceli digerire. In Italia esercita sui partiti un fascino irresistibile il premio di maggioranza, ovvero lāartificio con cui si fabbrica una maggioranza parlamentare in modo da consentire la formazione di un governo che ne sia espressione, in nome della āgovernabilitĆ ā. Principio tenuto in gran conto da leader politici e osservatori al loro seguito e che sembra contare più di qualunque altro, perfino più di quello di rappresentanza; e di cui tuttavia non cāĆØ traccia nella Costituzione (la Consulta ne ha parlato in termini di obiettivo ālegittimoā). Nella legge elettorale lo scopo di fare il governo ĆØ indiretto, il fine ĆØ lāelezione del Parlamento, delegittimato da governi di ogni colore che dalla Bicamerale in poi hanno cercato di far passare lāidea che sia lāorgano che ostacola lāefficienza del governo.
Siccome le Camere non contano più un tubo, stanno āesecutivizzandoā le leggi elettorali. E allora ecco che si torna a parlare di premio di maggioranza al 55 per cento, probabilmente con una soglia al 40% dei voti ottenuti. SarĆ un caso che la proposta di Tajani ricalchi perfettamente la prima bozza del premierato meloniano che intendeva ācostituzionalizzareā cosƬ la legge elettorale con soglia per accedere al premio? Naturalmente no, anche se il testo attuale della āmadre di tutte le riformeā prevede solo il premio al 55 per cento, rimandando il nodo dellāeventuale soglia alla legge ordinaria
. Ć un modo di legittimare (anzi: blindare) quello che la Corte aveva bocciato con la sentenza sul Porcellum e togliersi il problema di eventuali pronunce della Consulta.
Siamo sul Titanic e i partiti suonano (o ascoltano fischiettando) lāorchestrina: domenica al ballottaggio a Bolzano ha votato il 42 per cento degli aventi diritto. Molti i problemi cronici che hanno portato a questa situazione: lāofferta politica sempre più scadente, la convinzione sempre più diffusa dellāimpossibilitĆ di un cambiamento, non da ultimo sistemi elettorali astrusi e truffaldini. Molte leggi elettorali con il premio di maggioranza sono state ribattezzate con soprannomi che alludono alla circonvenzione del corpo elettorale. La legge francese del 1951 ā con premio nelle circoscrizioni ā fu ribattezzata āloi scĆ©lĆ©rateā; lo scimmiottamento italiano del 1953 ā due terzi dei seggi a chi avesse raggiunto almeno il 50 per cento ā ālegge truffaā; la legge Calderoli del 2006 ā premio alla coalizione con più voti per assegnare 340 seggi alla Camera e il 55 per cento dei seggi al Senato ā ribattezzata dal suo stesso estensore āPorcellumā.
La legge Acerbo (1923) prevedeva un premio pari ai due terzi dei seggi al partito più votato che avesse raggiunto il 25 per cento dei seggi. In effetti non ebbe soprannomi ā il Duce non lāavrebbe presa benissimo ā ma diciamo che fu lāultima prima dellāabolizione delle elezioni.
Silvia Truzzi



