Trump cerca alleati forti. Questa Italia non lo è

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Caduto il governo Orbán, il più solido alleato di Donald Trump e Maga in Europa, Giorgia Meloni ha probabilmente creduto che quel ruolo le toccasse. Ma così non è stato. Né poteva esserlo.

Perché l’Italia ha un ruolo centrale in Europa (ricordiamo che l’Ungheria non ha ancora adottato l’euro) e non ha, quindi, quella latitudine di indipendenza nelle relazioni internazionali che aveva il paese di Viktor Orbán. Per essere sovranisti occorrerebbe, se non altro, essere pienamente sovrani.

L’Europa è una realtà e, di fatto, europeisti si è anche se non si vorrebbe. Rispetto agli obiettivi possibili dei rispettivi governi, l’Ungheria era più libera di essere sovranista rispetto all’Italia. Che cosa può effettivamente offrire l’Italia agli Stati Uniti perché il deal con Trump vada a buon fine?

L’anello debole

La domanda ha molto senso poiché, se il governo di un Paese sceglie di identificarsi con gli interessi di un altro nella convinzione che ciò gli torni utile, deve poi essere pronto a operare concretamente in accordo con tale scelta. Un nonsenso per i sovranisti. Ma questo nonsenso ha guidato il nostro povero Paese.

Tutti i paesi europei, a eccezione dell’Ungheria di Orbán, hanno, pur nella diplomatica riconferma dei legami con gli Stati Uniti, mantenuto un rapporto di interlocuzione, mai di prostrazione identitaria, come il nostro con il governo a guida Meloni.

Non la Francia, non la Germania, non la Spagna, la quale, anzi, ha sfoderato tutta l’indipendenza di giudizio e di azione concessa dall’appartenenza piena all’Ue e alla Nato. L’Italia di Meloni si è fortemente sbilanciata anche promettendo di fungere da mediatrice per ottenere che l’Unione europea mantenesse un profilo più basso nei confronti di Washington.

Eppure, l’Italia è l’anello debole in Europa, tanto da aver richiesto e ottenuto dalla Commissione europea l’ok a un intervento di flessibilità sulle spese energetiche. La notizia sbandierata dal governo come una vittoria è, a tutti gli effetti, un riconoscimento pubblico delle difficoltà economiche del nostro Paese dovute al deficit delle spese per la difesa.

Nadia Urbinati