Affermare che Trump e Netanyahu non sono un’anomalia nella storia degli Stati Uniti e di Israele, ma il risultato di dinamiche presenti nei due Paesi e dei semi di violenza insiti nella governance precedente, non significa essere antiamericani oppure antisemiti
Allo stesso modo, stigmatizzare l’Ue, facendo risalire l’autoritarismo, il neoliberismo e il filo-atlantismo a un sistema istituzionale perfezionatosi con i Trattati di Maastricht, non implica il rifiuto dell’ideale sovranazionale europeo. La grande confusione che regna è costruita ad hoc dalla manipolazione mediatica.
Le crepe che si sono aperte nel sistema di dominio del capitalismo finanziario e che permettono di far penetrare alcuni raggi di luce, sono individuabili nella transizione che ha portato Trump, Netanyahu e Von der Leyen a rendere palese la violenza del sistema imperialistico.
I partiti e i movimenti del cosiddetto dissenso dovrebbero inserirsi in queste fragilità, ribadendo la sostanziale continuità storica, senza farsi manipolare dalla destra tecnocratica, impersonata dai Dem Usa, dai socialisti europei e dal Pd, tendente a salvare il passato del liberal order basato sulle regole” e a trasformare Trump e Netanyahu in capri espiatori affinché “tutto cambi perché nulla cambi”.
Gli Usa di Trump hanno mostrato anche ai ciechi e ai sordi, la violazione del diritto internazionale. La retorica liberal è rimasta impotente di fronte al genocidio di Gaza, alle minacce di annientamento dell’Iran, al sequestro della leadership di Caracas per gestire le risorse petrolifere.
Ugualmente l’assedio di Cuba e l’ipotesi che l’attuale Segretario di Stato Rubio, eletto coi voti della diaspora, potrebbe essere il nuovo presidente dell’isola, ha fatto strabiliare l’elettore moderato filoatlantico.
Persino Panebianco ha avuto un sussulto. La politica attuale in Medioriente e in America latina dei neoconservatori non era sostanzialmente diversa in passato. Le guerre di esportazione della democrazia di Bush, il sostegno ai regimi liberticidi latinoamericani e i colpi di Stato lo dimostrano. Allo stesso modo, il genocidio del popolo palestinese e l’attacco ai paesi vicini, la critica all’Onu materializzatasi con Netanyahu erano insiti nel progetto del Grande Israele, sigillato nello Statuto del Likud alla sua nascita.
Questo significa fare di ogni erba un fascio? Non direi. Le differenze, anche solo di forma, sono importanti se riusciamo ad avere chiaro il quadro nel suo complesso.
Altrimenti ci facciamo divorare dai partiti egemonici della falsa sinistra come il Pd, che vorrebbero perpetrare antiche violenze (per esempio l’insediamento dei coloni in Cisgiordania, continuato anche con la sinistra israeliana, oppure la politica delle esecuzioni extragiudiziali di Obama) monopolizzando le condanne di Netanyahu e di Trump in versione difensiva dello stesso sistema che li ha generati.
La guerra di attrito contro l’Iran si è nuovamente fermata, ma l’escalation è sempre in agguato. La lobby di Israele non si arrende e la politica bipartisan del Congresso ne è fortemente influenzata.
Le monarchie del Golfo, che soffrono i danni maggiori delle rappresaglie di Teheran, hanno grazie ai petrodollari, una leva non indifferente. L’Europa mediterranea, con la sola eccezione della Spagna, è complice di una situazione incandescente di cui patisce i maggiori danni. L’Italia con 400 soldati in Arabia Saudita, le basi di attacco della Nato e la fornitura di armi (riassunta da Orsini su questa testata) è cobelligerante e quindi legittimo obiettivo di un attacco iraniano. Gli ignari cittadini dormono sotto l’ombrellone
Elena Basile



