Non la deve pensare allo stesso modo Netanyahu, se Reza Pahlavi, ieri a Roma, promette di tornare in Iran a guidare la rivolta finale. Ma da una zona “sicura e no fly”.
Creata da Israele? Sempre a Roma ieri l’ambasciatore iraniano ha riunito un gruppo di valenti giornalisti e invece di ammannirgli la propaganda di regime, gli ha chiesto: “Secondo voi, come se ne può uscire”? Dall’impasse, dalla guerra.
Giorgia Meloni ha stretto la mano di Zelensky e gli ha chiesto i suoi famosi droni. Poi ha annunciato che domani sarà da Macron, a Parigi, con Starmer e Merz. Orba di Trump, l’Italia entrerebbe dunque a pieno titolo nel nucleo dei “volenterosi”. Elly Schlein, che ieri ha difeso Giorgia dagli insulti di Trump, domani sarà invece a Barcellona. Da Sanchez, per un vertice anti Trump con il presidente del Brasile Lula -oggi El Pais pubblica una sua intervista- e la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum. Schlein sostiene che “il tempo dei nazionalismi è finito”, che il mondo “vuole la pace”, che l’Europa si può ricostruire col “metodo delle cooperazioni rafforzate.
Giuseppe Conte, presentando il suo libro, ha detto che il programma deve venire prima delle primarie. In questo, forse per la prima volta, si trova d’accordo con Michele Serra, che ne scrive su Repubblica. Poi, sulla tenzone con la segretaria del Pd, aggiunge conciliante: “Se perdo, non sarà un dramma. E penso nemmeno per Schlein”
Se questo fosse davvero il clima (nuovo) nella politica italiana, si capirebbe meglio perché Caltagirone abbia preso una tranvata nel tentativo di scalare Generali. Il mondo della finanzia, fiutata l’aria, deve aver preferito l’usato sicuro. In questo caso Lovaglio, amministratore delegato del Monte dei Paschi, che era stato mandato in soffitta ma ieri si è ripreso la banca mettendosi al centro delle future concentrazioni. Qualcuno del governo, non so se Meloni o Giorgetti, gli ha dato corda. Domani è un altro giorno, cantava Vanoni. E si vedrà.



