C’è chi misura il successo di un governo dalla sua durata. Ma restare al potere non significa governare bene. Anche un motore può restare acceso per ore senza portarti da nessuna parte.
C’è una propaganda che sentiamo ripetere continuamente: questo governo durerà cinque anni, quindi sarà un successo.
No.
Un governo non si giudica da quanto resta incollato alla poltrona. Si giudica da quello che cambia nella vita delle persone.
Se dopo cinque anni gli stipendi sono sempre bassi, la sanità continua a perdere pezzi, i giovani emigrano, le famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese e il costo della vita continua a salire, allora la durata diventa un numero. Nient’altro.
Pensiamo a un’automobile.
Può avere il motore acceso per ore. Ma se resta sempre ferma nello stesso punto, non ti porta da nessuna parte.
Un governo funziona allo stesso modo.
Può restare in carica cinque anni. Può persino battere ogni record di longevità. Ma se il Paese resta fermo, o addirittura peggiora, quella durata non è un merito. È semplicemente tempo trascorso.
I cittadini non mangiano con gli slogan.
Non pagano il mutuo con le conferenze stampa.
Non fanno la spesa con gli annunci.
Hanno bisogno di salari dignitosi, ospedali funzionanti, scuole migliori, pensioni adeguate, trasporti efficienti e bollette che non svuotino il portafoglio.
La stabilità è importante.
Ma una stabilità che non produce risultati rischia di trasformarsi in immobilismo.
E l’immobilismo, quando riguarda un Paese intero, lo pagano sempre i cittadini.
Per questo, quando sento dire che un governo è un successo perché è arrivato alla fine della legislatura, mi viene da fare una sola domanda.
In questi cinque anni la vita degli italiani è davvero migliorata?
Se la risposta è sì, allora quella durata ha avuto un senso.
Se la risposta è no, non stiamo parlando di un grande governo.
Stiamo parlando semplicemente di un governo che è riuscito a restare al potere.
E sono due cose molto diverse.



