Negli Stati Uniti il numero di aborti continua ad aumentare nonostante, in molti Stati, siano state approvate restrizioni più severe contro l’uccisione di un essere innocente.
Secondo le stime pubblicate dall’ex sezione di ricerca di Planned Parenthood, il Guttmacher Institute, nel 2025 sono stati effettuati circa 1.126.000 aborti, un dato in lieve crescita rispetto agli 1.124.000 del 2024.
Si tratta di un incremento eloquente perché mostra come le misure approvate in diversi territori non siano bastate a invertire la tendenza generale delle cliniche abortiste a incentivare e spingere per far abortire le donne, anche con la cosiddetta “telemedicina” e l’aborto per corrispondenza, riducendo la soppressione di una vita nel grembo materno alla mera assunzione di un farmaco.
E a puntare il dito proprio contro la crescente diffusione degli aborti per corrispondenza sono le associazioni pro life statunitensi.
Tra loro, Michael New – ricercatore associato senior del Charlotte Lozier Institute – ha spiegato che, nel complesso, ben 91.000 donne residenti in Stati con leggi fortemente a favore della vita hanno usufruito di aborti tramite telemedicina nel 2025, con un aumento di oltre il 26% rispetto all’anno precedente.
Così gli abortisti eludono le leggi
Il punto centrale, secondo New, è che gli aborti per corrispondenza stanno volutamente aggirando e indebolendo le leggi a favore della vita approvate da molti Stati dopo la sentenza Dobbs.
Basti pensare che il rapporto segnala che il numero di donne che hanno abortito per corrispondenza è salito da 72.000 a 91.000 tra il 2024 e il 2025, mentre 62.000 donne residenti in aree con leggi che vietano l’aborto si sono recate in un altro Stato per sottoporsi all’intervento, con un calo del 16% rispetto al 2024; ma, per il fronte pro life, il dato non è rassicurante proprio perché a compensare quel calo è stato l’aumento dell’accesso all’aborto chimico tramite telemedicina e invio postale, una modalità che rende meno incisive, nei fatti, le norme pro vita approvate a livello statale.
Stati a confronto, effetti opposti
I dati mostrano con chiarezza anche quanto le decisioni politiche dei singoli Stati incidano sui tassi di aborto a livello locale. La ricerca cita infatti i casi della Florida e dell’Iowa, dove nel 2024 hanno iniziato ad applicarsi leggi che vietano l’aborto una volta che il battito cardiaco del feto diventa rilevabile. In entrambi gli Stati, nel 2025 gli aborti praticati all’interno del territorio statale sono diminuiti di ben il 25%.
All’opposto, altri Stati che hanno reso la propria legislazione più permissiva – come Missouri e North Dakota – hanno registrato un forte aumento della soppressione di una vita umana nel grembo materno nel 2024.
Sempre Michael New ha però, allo stesso tempo, messo in guardia dal fatto che la crescente diffusione degli aborti per corrispondenza potrebbe ridurre la precisione delle rilevazioni più recenti, proprio perché il fenomeno si sta spostando sempre più su canali che sfuggono ai modelli tradizionali di monitoraggio.
Lo scontro politico in corso
Su questo scenario si innestano le dinamiche politiche tra le associazioni pro life, l’amministrazione Trump e la Food and Drug Administration. Gli attivisti pro-vita chiedono da tempo un intervento deciso contro il traffico di farmaci abortivi, ma denunciano un costante stallo da parte della FDA, che mina quindi gli sforzi degli Stati pro-vita per proteggere i nascituri.
A rafforzare questa preoccupazione ci sono anche i dati diffusi il mese scorso dall’Ethics & Public Policy Center, che ha esaminato gli eventi avversi legati al mifepristone prima e dopo l’eliminazione dell’obbligo di visita medica in presenza da parte della FDA.
Secondo l’analisi, il tasso di eventi avversi gravi è passato dal 10,15% all’11,50%. Un altro studio pubblicato dallo stesso centro un anno fa, nell’aprile 2025, aveva rilevato che il 10,93% delle donne sperimenta sepsi, infezioni, emorragie o altri eventi avversi gravi entro 45 giorni dall’aborto con mifepristone e, sempre secondo quello studio, il tasso di eventi avversi riscontrato nelle donne che assumono la pillola abortiva sarebbe almeno 22 volte superiore alla soglia dello 0,5% citata sulla base di studi clinici.



