È un mix di vittoria e sconfitta quello che la Corte Suprema americana ha regalato a Donald Trump nel giorno in cui ha reso note le proprie decisioni sui limiti del potere del Presidente
La sentenza relativa alla decisione di Trump di rimuovere dall’incarico Lisa Cook – membro del Consiglio della Federal Reserve nominata da Biden nel 2022 e il cui mandato scade nel 2038 – era infatti una delle più attese per testare quanto una Corte a maggioranza conservatrice gli avrebbe lasciato mano libera, dopo che nel febbraio 2026 aveva stabilito che i dazi imposti da Trump usando una legge per le emergenze nazionali erano incostituzionali.
In modo simile, con un parere di 5 a 4, i giudici hanno stabilito che il licenziamento di Cook è incostituzionale, limitando quindi l’autorità del potere esecutivo sulla banca centrale.
Nella sua motivazione, la Corte ha affermato che Trump non dispone dell’autorità per licenziare un membro del Consiglio della Fed senza una giusta causa e che «la Federal Reserve deve rimanere isolata dalle pressioni politiche», come si legge nella sentenza.
«Non solo l’indipendenza effettiva, ma anche l’apparenza di indipendenza è fondamentale per l’assetto della Federal Reserve», ha scritto il giudice Roberts. Tuttavia, in un altro procedimento, i giudici hanno stabilito che Trump ha il potere di rimuovere i vertici di agenzie o commissioni indipendenti, ponendo fine a un precedente giurisprudenziale durato 90 anni che limitava il potere dell’esecutivo.
Il caso riguardava Rebecca Kelly Slaughter che Trump aveva rimosso dall’incarico di membro della Federal Trade Commission nel marzo dello scorso anno tramite un’e-mail, comunicandole che mantenerla in carica sarebbe stato «incompatibile con le priorità dell’amministrazione».
Con un parere di 6 a 3 la Corte ha stabilito che il Presidente può licenziare a suo piacimento perché l’indipendenza è “riservata a entità che non esercitano un potere esecutivo sostanziale”.
In un’aspra opinione dissenziente, il giudice Sonia Sotomayor – a cui si sono unite le giudici Ketanji Brown Jackson e Elena Kagan – ha scritto che questa decisione rimodella l’assetto governativo «trasferendo nelle mani del presidente un potere enorme su vasti ambiti della vita americana» e gli conferisce «un potere sconosciuto persino alla Corona inglese contro cui si ribellarono i Padri Fondatori, elevandolo al di sopra dei rami di governo un tempo suoi pari, trasformando l’obbligo di vigilare sulla fedele esecuzione delle leggi in una facoltà di agire in spregio a quelle stesse leggi».
Su altri due temi, la sconfitta di Trump è invece più limpida. Primo, la questione del voto per posta ovvero la possibilità di alcuni stati di contare i voti arrivati per posta anche giorni dopo la data delle elezioni, una lotta che i repubblicani portano avanti dal 2020 e che hanno usato ancora recentemente per sostenere, senza prove, che le primarie per sindaco di Los Angeles sono oggetto di frode elettorale. Ebbene, qui la Corte Suprema si è pronunciata contro i Repubblicani e l’amministrazione Trump, consentendo il conteggio delle schede inviate per posta e pervenute dopo il giorno delle elezioni e confermando così la normativa che già vige in oltre una dozzina di stati.
SIMONA SIRI



