Arletti e Pulitanò hanno presentato una risoluzione sottolineando come le persone con disabilità mantengano, anche oltre i 65 anni, bisogni specifici che non possono essere assimilati automaticamente a quelli della popolazione anziana non autosufficiente
La Regione modifichi la normativa che determina il passaggio automatico delle persone con disabilità ai servizi per anziani al compimento dei 65 anni sostituendo il criterio anagrafico con una valutazione individuale effettuata da personale medico competente sulla disabilità. E’ l’impegno chiesto in una risoluzione di Fratelli d’Italia a prima firma Annalisa Arletti e sottoscritta da Ferdinando Pulitanò.
“L’obiettivo – hanno spiegato i consiglieri – è garantire la continuità dei progetti personalizzati di vita e di assistenza, evitando interruzioni o modifiche non giustificate da cambiamenti effettivi delle condizioni della persona.
Per questo sarebbe opportuno prevedere la possibilità di permanenza nei servizi per disabili anche oltre i 65 anni, qualora risultino i più appropriati rispetto ai bisogni della persona.
Le persone con disabilità mantengono, anche oltre i 65 anni, bisogni specifici che non possono essere assimilati automaticamente a quelli della popolazione anziana non autosufficiente. Il cambiamento di regime assistenziale comporta frequentemente la modifica o l’interruzione di servizi, la riduzione di sostegni e l’inserimento in contesti non adeguati, con effetti negativi sulla qualità della vita delle persone e delle loro famiglie.
Tali effetti determinano una discontinuità assistenziale in contrasto con i principi di appropriatezza, integrazione e personalizzazione degli interventi e possono configurare una forma di discriminazione indiretta, in quanto produce effetti svantaggiosi nei confronti delle persone con disabilità”.
Da qui la risoluzione per proporre di “evitare l’utilizzo automatico di strumenti valutativi geriatrici nei confronti di persone con disabilità non afferenti a tale ambito clinico” e di “definire linee guida regionali vincolanti per garantire uniformità territoriale e tutela dei diritti delle persone con disabilità”.
Arletti e Pulitanò chiedono, infine, “di coinvolgere le associazioni rappresentative delle persone con disabilità e dei caregiver nella revisione delle politiche e degli strumenti di accesso ai servizi”.
(Lucia Paci)



