Minacce ibride, tecnologia, disinformazione. L’intelligence e i nuovi scenari della sicurezza

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L’aula dei gruppi parlamentari, nei pressi di Montecitorio, è gremita mercoledì mattina. Per la prima volta ospita la presentazione della Relazione annuale dell’intelligence: un appuntamento annuale che anche nel 2026 (come lo scorso anno) è stato fissato in una data non casuale. “Il 4 marzo per l’intelligence non è un giorno qualsiasi, ma quello in cui 21 anni fa a Baghdad morì Nicola Calipari” sottolinea il sottosegretario Alfredo Mantovano, Autorità delegata alla sicurezza della Repubblica.

Il ricordo di Calipari accompagna dunque l’intervento dei presenti: dal presidente della Camera Lorenzo Fontana e del Copasir Lorenzo Guerini, al prefetto Vittorio Rizzi, direttore del Dis, ai direttori di Aise e Aisi, Giovanni Caravelli e Bruno Valensise.

Il tema di fondo è quello che dà il titolo alla Relazione: “Governare il cambiamento”. Perché gli scenari della sicurezza nazionale sono molteplici e in rapidissima evoluzione. Innanzitutto lo scenario tecnologico: “Siamo in un momento storico in cui la tecnologia ha smesso di essere soltanto innovazione per diventare il motore del cambiamento e uno dei principali fattori che incidono sulla sicurezza del Paese” ha detto il direttore del Dis, Rizzi.

“La tecnologia come motore di trasformazione e l’intelligenza artificiale, convivono con nuove frontiere scientifiche, tra cui le tecnologie quantistiche, destinate a introdurre discontinuità rilevanti anche sul piano della sicurezza delle comunicazioni e della protezione delle informazioni sensibili”, viene spiegato.

Le nuove sfide tecnologiche diventano così paradigma di riferimento per valutare e analizzare anche gli altri scenari: quello geopolitico, quello demografico (con una prospettiva di forte calo della popolazione, in particolare quella in età lavorativa) e migratorio. Con la massima attenzione alle minacce: quella cyber su cui c’è stato un “aumento significativo dei target pubblici: siamo passati al 68% rispetto al 50% del 2024. Il 17% dei target pubblici sono strutture sanitarie, e abbiamo avuto una diminuzione dei target privati che sono passati dal 49% al 31%”.

E la minaccia ibrida che attraverso una serie di azioni – manipolazione, disinformazione, dominio cognitivo – può arrivare a colpire ambiti strategici.

“Serve dunque una nuova postura per cogliere i segnali che si manifestano in maniera sempre meno evidente” ha evidenziato Rizzi. “Serve la capacità di innovare se vogliamo essere uno Stato sovrano e democratico”.