Carlo ANCELOTTI: Quando giocavo con il Parma feci un provino per l’lnter

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Ho un bellissimo ricordo perché per la prima volta giocai con i miei idoli: da Bordon, Canuti, Bini, Altobelli… Anche se il mio vero idolo da ragazzino era Sandro Mazzola

Quando arrivai al Milan avevo avuto due infortuni che mi avevano tenuto fuori due anni. C’era qualche dubbio a livello fisico.

Sacchi ha spinto forte e sono andato al Milan. L’arrivo di Sacchi ha cambiato la metodologia e la filosofia del gioco in Italia: è stato un grande innovatore.
Abbiamo fatto un po’ fatica all’inizio ma dopo dicembre la squadra volava, avevamo proprio piacere di scendere in campo.

Era un altro calcio, era un modo diverso di allenare: prima di lui c’era il riscaldamento, 25 minuti di partita e i tiri in porta; con lui ci sono i possessi, la tattica difensiva, combinazioni offensive, lavori di forza, aerobici.

Dopo la prima preparazione di un mese con Sacchi mia madre non mi ha riconosciuto: ero dimagrito talmente tanto che mia mamma ha avuto difficoltà a riconoscermi e dopo mi ha dato una mano con la sua cucina.

Sacchi era un allenatore esigente con tutti. Ha avuto grandi scontri con van Basten a livello tattico., però si discuteva, non si arrabbiava.

Amava parlare di quello. Era esigente, chiedeva molta concentrazione.
Uno degli episodi più controversi che abbia vissuto su un campo da calcio è stato la serata delle luci al Velodrome a Marsiglia.

L’abbiamo vissuto male, era una partita molto complicata, non avevamo molte speranze di passare il turno, l’abbiamo vissuta come una decisione che per forza di cose dovevamo rispettare. Era una decisione del club. Niente di più.

Di questo mondo il calciatore e l’allenatore è la parte più debole. Non siamo noi che prendiamo le decisioni dei calendari, di come strutturare le cose. Sono sempre i club, le federazioni, le leghe, la FIFA e la UEFA. Noi saremo sempre la parte più debole di questo mondo.

Spero che gli organismi che decidono tutto questo si mettano d’accordo.
Ma l’aspetto economico prevale e trovare un accordo tra ognuno di questi organismi diventa difficile, per questo adesso si rischia di giocare 80 partite l’anno”.

CARLO ANCELOTTI