Rabbia in Veneto: nessun allarme per la popolazione, ma il focus è sulle importazioni illegali di animali

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Con il supporto di un medico veterinario, l’OIPA chiarisce alcuni punti fondamentali sulla questione, puntando i riflettori sulle importazioni illegali di animali

Il caso di un cane malato di rabbia segnalato in questi giorni a Vittorio Veneto (TV), ha suscitato grande attenzione mediatica, con il rischio di creare allarmismo tra i cittadini.

Si tratta di un episodio isolato, che non modifica lo status dell’Italia come Paese indenne dalla rabbia, ma che punta i riflettori su un fenomeno preoccupante, ovvero l’introduzione illegale di animali provenienti da Paesi in cui la malattia è ancora presente.

L’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) ha fatto il punto della situazione con l’aiuto della Dott.ssa Laura Muggiani, medico veterinario, che ha analizzato il caso.

Il cucciolo in questione era stato adottato in Marocco e introdotto in Italia alla fine del 2025, senza essere stato vaccinato contro la rabbia. Dopo alcuni mesi, ha manifestato sintomi neurologici ed è stata diagnosticata un’encefalite da Lyssavirus, il genere di virus responsabile di questa grave malattia.

La rabbia, spiega Muggiani, è una zoonosi mortale che colpisce il sistema nervoso centrale di animali e persone. Il virus si trasmette attraverso il morso di un animale malato; volpi, cani, gatti e pipistrelli ne sono i principali vettori.

“La trasmissione avviene attraverso il contatto della saliva con la mucosa o con la cute non integra dell’uomo.

Anche i graffi del gatto malato sono un rischio, perché possono provocare la perdita di integrità cutanea e, se sulla zampa c’è saliva dell’animale, ci può essere trasmissione del virus”.

“L’Italia è ufficialmente indenne dalla rabbia dal 2013 e l’ultimo caso registrato nel nostro Paese risaliva al 2011″ sottolinea Muggiani. “L’episodio di Vittorio Veneto non ha fatto perdere questo status all’Italia, ma dimostra quanto sia importante rispettare rigorosamente le norme che regolano l’ingresso degli animali provenienti da Paesi a rischio”.

In seguito alla segnalazione del caso, le autorità sanitarie hanno immediatamente attivato le procedure previste dai protocolli nazionali. Misure che, va ricordato, riguardano esclusivamente l’area interessata e rappresentano interventi precauzionali previsti in presenza di un caso confermato di rabbia. Tra le misure introdotte figura anche l’obbligo di vaccinazione antirabbica per cani e gatti presenti nell’area interessata e per gli animali che vi vengono condotti.

Per i proprietari di animali del resto d’Italia non vi sono particolari motivi di preoccupazione: “Le restrizioni e gli obblighi introdotti riguardano esclusivamente la zona coinvolta. Chi dovesse recarsi con il proprio cane o gatto nelle aree soggette alle misure sanitarie, deve però rispettare l’obbligo vaccinale previsto” sottolinea la veterinaria.

L’episodio offre tuttavia un’importante occasione di riflessione. “Davanti a malattie come la rabbia non si può essere superficiali.

Con l’avvicinarsi del periodo delle vacanze è fondamentale informarsi sulle norme sanitarie previste per gli spostamenti internazionali degli animali, seguire le indicazioni del proprio veterinario e soprattutto non importare mai animali dall’estero senza rispettare il protocollo previsto.

Un comportamento irresponsabile può avere conseguenze per gli animali, per le persone e per l’intera collettività” chiosa Muggiani.

Come da normativa comunitaria, per circolare in un Paese dell’UE o introdurre in Italia un cane da Paesi non indenni da rabbia, è obbligatorio seguire una procedura rigorosa:
Microchip: l’animale deve essere identificato con un microchip a norma ISO.
Vaccinazione Antirabbica: deve essere effettuata dal veterinario dopo l’applicazione del microchip.

Titolazione Anticorpale: a distanza di almeno 30 giorni dal vaccino, il veterinario deve prelevare un campione di sangue per verificare la presenza di anticorpi (almeno 0,5 UI/ml).

L’esame va spedito in un laboratorio riconosciuto dall’Unione Europea.
Periodo di Attesa: dal prelievo di sangue, devono trascorrere esattamente 3 mesi prima che il cane possa varcare la frontiera italiana.

Certificato Veterinario Internazionale: nei 10 giorni precedenti la partenza, un veterinario ufficiale di quel paese deve certificare tutta la documentazione (passaporto o certificato zoosanitario) per l’ingresso in Unione Europea.
Il mancato rispetto di queste procedure può comportare gravi rischi sanitari e l’introduzione di malattie infettive sul territorio nazionale.