AFGHANISTAN. NUOVA AVANZATA TALEBANA

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Vent’anni di occupazione straniera e una lunga #guerra che ha lacerato l’anima e la tradizione di un intero popolo non sono serviti a portare il tanto agognato processo di democratizzazione nel Paese

Lo avevo annunciato. Quello di #Kabul è un governo fragile, spaccato, poco influente. E lunghi anni di occupazione straniera non hanno fatto altro che coprire il vero nocciolo della matassa: un Paese povero, così intimorito dall’ombra preponderante dei combattenti #talebani da esautorare ogni sentimento di rinascita e ritrovata pace.
La fine dell’occupazione militare non doveva significare lasciar soli i cittadini di quelle terre martoriate. La ripresa del popolo afghano era appena iniziata e, ora, con ogni probabilità non vedrà mai luce. Anzi, alla partenza delle forze di occupazione, quei territori sono diventati terreni fertile di riconquista per i combattenti talebani che, giorno dopo giorno, avanzano, guadagnano territorio, uccidono e riconquistano, senza troppa opposizione, influenza ed egemonia.
E’ questo, in sintesi, il risultato di una ritirata frettolosa compiuta senza alcun tipo di lungimiranza né strategia da parte delle forze alleate e, oggi, a pagare il prezzo più alto è il Paese stesso, con il suo popolo che, ad iniziare dall’avanzata talebana nella provincia di Badakhstan e di Kapisa, a pochi kilometri da Kabul, continua a vedere l’inesorabile crescita dei campi di coltivazione di oppio, aumentati a dismisura solo nell’ultimo anno.
Non basta posizionare dei plotoni in sorveglianza di una qualche ambasciata e di alcuni punti sensibili.

Per far funzionare le cose bisognava restare, prevedere programmi di ricostruzione nonché di integrazione a livello sociale per donne e bambini, per citare alcuni dei punti a mio avviso tra i più urgenti e improcrastinabili.

Le carenze strutturali di quel sistema erano sotto gli occhi di tutti, ma abbiamo preferito partire, tra grandi proclami, lasciando di fatto l’#Afghanistan in quella che rimarrà senza ombra di dubbio la più vasta polveriera degli ultimi anni. No, le cose non vanno bene così e non c’è nulla da festeggiare.

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