Al centro dell’inchiesta della Procura di Milano c’è la compravendita dalla Cina, per 35 milioni, di strumenti protettivi inutilizzabili.
Tra i destinatari dell’atto ci sono anche Ludovica, figlia della ex esponente della Lega, e il genero Camil Grimaldi
Milano – Non sembrano avere fine i guai giudiziari per Irene Pivetti. L’ex presidente della Camera rischia infatti di un nuovo processo. Per lei e altre otto persone la Procura di Milano ha chiuso l’indagine, palleggiata tra Roma, Busto Arsizio e il capoluogo lombardo, sulla compravendita dalla Cina, per 35 milioni, di mascherine durante l’emergenza Covid.
Secondo l’accusa ne sarebbero state consegnate però, un quantitativo pari a un valore di 10 milioni, di qualità scadente, praticamente inutilizzabili e con falso marchio CE.
A distanza di sei anni dall’apertura del fascicolo oggi è stato ri-notificato l’avviso di conclusione dell’inchiesta, che ha al centro la Only Italia Logistics, società di cui Pivetti è stata amministratrice delegata tra il 2018 e il 2022, anno in cui è fallita. 67 capi di imputazione
Tra i destinatari dell’atto ci sono anche Ludovica, figlia della ex esponente della Lega, il genero Camil Grimaldi e l’imprenditore Luciano Mega. Le accuse a vario titolo sono frode in forniture pubbliche, bancarotta, appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio. I capi di imputazione contestati all’ex parlamentare e ai suoi co-indagati sono 67.
“Mascherine non protettive”
Come si legge in uno di questi nel 2020 Pivetti, legale rappresentante dell’azienda, assieme alla figlia e al genero avrebbe consegnato 1.780 mascherine di provenienza cinese, in teoria super protettive (le famose Ffp2) ma in realtà “del tutto diverse da quelle oggetto del contratto”.
E poi, altre 91mila mascherine “vendute come commerciabili pur non essendolo



