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ALTRO CHE DOLO E COLPA

Durante la trasmissione televisiva Porta a Porta il ministro Bonafede, nel cercare di difendere la bontà della riforma della prescrizione nel processo penale che entrerà in vigore a gennaio, ha detto che “quando il reato non si riesce a dimostrare il dolo e quindi diventa un reato colposo, ha termini di prescrizione molto più bassi”.
Uno strafalcione sotto ogni punto di vista.
Tanto è incredibile per chi si occupi di diritto tale affermazione che l’Ordine degli avvocati di Palermo ha immediatamente richiesto le dimissioni del ministro Bonafede.
Tanto era sbagliata l’affermazione del ministro che all’indomani egli stesso, su Facebook, l’ha definita oggettivamente scorretta da un punto di vista giuridico.
Lo svarione del ministro è grave, ma è solo l’occasione per continuare a riflettere sulla riforma della prescrizione.
Grazie a tale riforma i processi penali, già notoriamente molto lunghi, potranno diventare ancor più lunghi e potenzialmente eterni.
È evidente l’arretramento in termini di civiltà giuridica che tale norma determina.
Un processo più lungo non rende adeguata giustizia.
Una pena applicata a enorme distanza di tempo dal fatto di reato rischia di non rispettare i principi costituzionali posti a fondamento del funzionamento e della finalità della giustizia penale: è una pena che potrà arrivare quando non ci sarà più allarme sociale per il reato commesso e potrà non avere alcuna finalità rieducativa verso il condannato, innanzitutto in quanto colpirà una persona del tutto diversa in ragione del tempo trascorso.
Ed allora vogliamo semplicemente ricordare – sperando che questo scritto arrivi a chi non opera all’interno del settore della giustizia – quanto anche il ministro Bonafede sa bene.
Un ministro della Lega ha paragonato la riforma della prescrizione (mentre la stessa era in corso di approvazione) alla bomba atomica, destinata a paralizzare per sempre la giustizia italiana.
Il Partito Democratico riteneva addirittura di possibile incostituzionalità la riforma, quando essa era in corso di approvazione.
Italia Viva pare essere anch’essa ben più che perplessa sul contenuto della nuova norma.
All’interno dello stesso movimento 5Stelle non c’è compatta condivisione della riforma.
D’altronde, quando un anno fa la stessa venne approvata, ne fu differita l’entrata in vigore a gennaio 2020 perché nel frattempo avrebbe dovuto essere riformato l’intero processo penale, velocizzandolo: le due cose erano strettamente legate, anche nella prospettiva del ministro Bonafede.
La politica deve impegnarsi per rivedere la giustizia penale, rendendo il processo un luogo di accertamento delle eventuali responsabilità più celere rispetto a quello attuale.
Deve farlo in maniera equilibrata e rispettosa dei principi costituzionali del nostro ordinamento, evitando di veicolare alla collettività affermazioni oggettivamente scorrette da un punto di vista giuridico.
Nel frattempo però, per coerenza e amore dei principi di civiltà giuridica, quella stessa politica deve bloccare l’entrata in vigore della riforma della prescrizione, a presidio di tutta la collettività.

Il Consiglio Direttivo

giornalista per un giorno

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