La prima a parlare di una tassa per i super ricchi è stata la segretaria del Pd Elly Schlein un paio di settimane fa: da quel momento, il carsico dibattito su una imposta ad hoc per patrimoni milionari è riemerso nel dibattito pubblico
Impugnato come una clava dalla destra – «a sinistra sono quelli delle tasse» –, ha diviso anche il campo largo, con Avs e un pezzo di Pd a favore, e Movimento cinque stelle e centristi contrari. Con qualche eccezione: come la deputata stellata Chiara Appendino, che invece perora la causa e insiste perché se ne discuta nel campo progressista.
«Parlare oggi di patrimoniale è un errore», valuta invece il suo compagno di partito Patuanelli.
𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́?
«Abbiamo un vantaggio, l’occasione di dire al Paese che il governo Meloni mette le mani nelle tasche degli italiani, e stiamo noi ogni giorno a parlare di una nuova tassa? ».
𝗠𝗮 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗰𝗵𝗶. 𝗗𝗶𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝗴𝗮 𝗔𝗽𝗽𝗲𝗻𝗱𝗶𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗳𝗮𝗿 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗶𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗶𝗹 𝗰𝗲𝘁𝗼 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗼 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗶𝗻𝗾𝘂𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗱𝗶𝗯𝗮𝘁𝘁𝗶𝘁𝗼.
«Quando si lavora a una proposta politica, bisogna porsi anche il problema delle conseguenze mediatiche. Credo che una tassa come quella, peraltro, se lo si ritiene giusto la si introduce, non la si annuncia».
𝗠𝗮 𝗹𝗲𝗶 𝗲̀ 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗮𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗶𝗼 𝗼 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗮𝗿𝗶𝘁𝗮̀?
«La progressività delle imposte è prevista in Costituzione, e io penso che vada ampliata, mentre il centrodestra la sta comprimendo. Un governo progressista dovrebbe fare lo sforzo di aumentare la curva di progressività delle imposte, perché chi ha di più aiuti a sostenere chi ha meno. Ma la patrimoniale rischia di avere effetti non positivi».
𝗤𝘂𝗮𝗹𝗶?
«Significherebbe far tornare l’Ici sulla prima casa, e come si calcola? Con la rendita catastale, che non corrisponde al valore di mercato? Se poi parliamo di tassare i capitali, allora diventa facilmente eludibile spostandoli all’estero».
𝗜𝗹 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼, 𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗔𝗽𝗽𝗲𝗻𝗱𝗶𝗻𝗼, 𝗲̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗲𝗴𝘂𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗻𝘇𝗲 𝗲̀ 𝗻𝗲𝗹 𝗗𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼.
«Il Movimento deve lottare contro le diseguaglianze, questo lo pensiamo tutti. Ma la patrimoniale è uno strumento tecnicamente sbagliato, non capisco quale sia il senso politico di lanciarla in un dibattito che diventa subito inevitabilmente aspro».
𝗙𝗼𝗿𝘀𝗲 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗮𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗯𝗮𝘀𝗲: 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝗴𝗮, 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗶 𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗹𝗲𝗶.
«Dipende come declini la proposta, certo se si parla in astratto di patrimoni da 5 milioni di euro, tanti probabilmente diranno “bell’idea”. Ma non sempre il pensiero più diffuso è la risposta giusta a un problema. Esistono altri strumenti per rendere più equa la tassazione, e che non inaspriscono il dibattito: per esempio, spostiamo il carico di tasse dal lavoro alle rendite, soprattutto finanziarie, e facciamo una seria lotta all’evasione fiscale».
𝗜𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝗴𝗮 𝗥𝗶𝗰𝗰𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗮𝗺𝗲𝗿𝗮 𝗽𝗼𝗰𝗵𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗳𝗮 𝗵𝗮 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 «𝘁𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗿𝗶𝗱𝗶𝗰𝗼𝗹𝗲». 𝗦𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗳𝗮𝘃𝗼𝗿𝗲𝘃𝗼𝗹𝗲 𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝗶𝗿𝗲 𝘀𝘂 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮?
«Se dovessi dire con cosa partire, direi limite al contante e lotta all’evasione, non solo attraverso controlli ma anche con un sistema di detrazioni e deduzioni».
𝗔 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗶𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹’𝗲𝗹𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘃𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮?
«Sabato prossimo e per due sabati riprenderà il confronto, trecento persone divise in tavoli da dieci su dieci temi diversi, un lavoro gigantesco per discutere degli argomenti in modo aperto. Poi ci sarà la fase assembleare. Per metà luglio avremo un quadro preciso del nostro disegno del Paese».
𝗔 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝗮𝗺𝗼𝘀𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗼 𝗹𝗮𝗿𝗴𝗼?
«Penso che il momento del confronto sarà in autunno. Ma come dicono Conte e Schlein, è vero che non partiamo da zero. Sono quattro anni che a livello parlamentare condividiamo il 95 per cento degli argomenti».
𝗟𝗮 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗼̀ 𝘂𝗻 𝘁𝗮𝗯𝘂̀ 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝘀𝘁𝗶?
«Non sono portato ai proibizionismi, si figuri. Ma resto dell’idea che parlarne è politicamente sbagliato».



