Concluse le operazioni di identificazione e screening dopo il salvataggio da parte della nave SOS Humanity

0
9

Si sono concluse le operazioni di identificazione e screening delle 73 persone approdate nelle nostre banchine dopo il salvataggio in mare da parte della nave SOS Humanity 1 e l’identificazione di Ravenna, da parte del Governo, come porto di sbarco.

Come per tutti gli arrivi precedenti, la stragrande maggioranza di queste persone – 67 in questo caso – dopo essere arrivata in un porto del Nord Italia raggiungerà le più diverse province d’Italia, Sud compreso.

In quattro anni di governo Meloni sono sbarcati, in tutto il paese, oltre 150.000 persone in più rispetto alla legislatura precedente.

Nel frattempo, però, nulla è migliorato nei percorsi di gestione: negli stanziamenti per l’insegnamento della lingua italiana, per la valorizzazione delle competenze e per i percorsi di formazione professionale per gli stranieri; questo ha reso estremamente difficile e tortuoso ogni percorso di integrazione per chi è comunque destinato a rimanere nel territorio.

Si è complicato quindi il lavoro delle ONG, costrette a inutili giornate di navigazione in più e a lasciare che queste persone scendano dalle navi in condizioni di incertezza, abbandono ed esclusione.

In nessun conto è poi tenuto chi invece vorrebbe raggiungere affetti in altri paesi europei, anzi le “minacce” sulla sospensione di Schengen rischiano di diventare un boomerang per un paese come il nostro al centro del Mediterraneo.

Siamo quindi di fronte ad una NON gestione del fenomeno che ha una ragione profonda: alimentare paure e odio, generare nemici ben identificabili e, allo stesso tempo, scaricare sui territori e sui Comuni la gestione quotidiana di persone a cui non si prospetta nessun futuro o autonomia, ma che si rende facili prede di fenomeni illegali e/o criminali.

Tutto questo, inevitabilmente, genera insicurezza.

In quest’ultimo anno abbiamo ottenuto un riequilibrio nell’assegnazione fra i porti italiani, ma molto rimane da fare per creare percorsi che, mettendo al centro l’integrazione sociale, linguistica e lavorativa, garantiscano valorizzazione delle persone e sicurezza delle comunità.

Se si lavorasse tutti insieme per questo obiettivo, anziché raccontare falsità ai cittadini quando si è all’opposizione, per poi fare il contrario quando si è al Governo, probabilmente ne gioverebbe la credibilità della politica e anche la coesione della società.