Gabrielli scende in campo con Ruffini. Il nuovo centro può far vincere il centrosinistra. Oppure può diventare l’ennesimo partito che si divide i voti con gli alleati
La differenza è tutta qui: Più Uno riuscirà a convincere persone che oggi non votano per il centrosinistra? Oppure prenderà consensi al Pd e alle altre forze della stessa coalizione, lasciando invariato il risultato finale?
Con la riforma elettorale ancora in discussione, la domanda pesa più del solito. Il testo prevede un premio di seggi per la coalizione più votata che superi il 42% sia alla Camera sia al Senato.
In una sfida ravvicinata, pochi punti in più potrebbero essere decisivi. Spostare gli stessi punti da una lista alleata a un’altra, invece, non basterebbe.
Gabrielli porta nel progetto di Ruffini la sua esperienza nelle istituzioni e una voce riconoscibile sulla sicurezza.
Ma un profilo autorevole non si trasforma da solo in voti. Servono una proposta politica, candidati e risposte anche sui temi che dividono il centrosinistra, a cominciare dall’Ucraina.
C’è davvero spazio per un nuovo partito di centro? E può allargare la coalizione senza diventare soltanto un’altra sigla sulla scheda?



