Oggi, a L’aria che tira, mi sono convinto che ci debba essere una larvata voglia di offuscare, se non infangare, l’immagine, e il ruolo, del presidente Mattarella.
Vi sono stati alcuni interventi del sen. Francesco Paolo Sisto, di FI, viceministro di Nordio, che mi inducono a rafforzare tale giudizio.
Oggi ha parlato di ruoli ben definiti tra il presidente della Repubblica, ministro della Giustizia, procura di Milano: i secondi e i terzi non possono esprimere pareri, secondo lui, e la decisione finale spetta solo al Capo dello Stato (e qui siamo tutti d’accordo).
Egli ha esordito dicendo che la l’istanza di grazia è stata inviata dalla Minetti direttamente al Quirinale, il quale, ha trasmesso gli atti al ministero della Giustizia per l’istruttoria. E qui, già debbo ricordare la bugia del giornalista de La Verità, Massimo De Manzoni, che insiste nel dire che Nordio non ha poteri istruttori.
Poi, il ministero trasmette gli atti alla procura competente (Milano), per svolgere le indagini. Finite le quali, gli atti finiscono di nuovo al ministero della Giustizia e, qui, Sisto dice: “Non è un passacarte. E’ un giudizio limitato alle indagini svolte dalla procura”. Riferendosi al compito del ministero e del ministro della Giustizia.
Poi, l’impostura inaudita per un avvocato e viceministro della giustizia: “Il ministero, ha ragione la presidente Meloni, non ha alcuna responsabilità”.
E qui si chiude il cerchio.
Tradotto: la colpa è tutta di Mattarella.
Incalzato dal giornalista Antonello Caporale, del Fatto, Sisto dice una cosa giusta nella forma, sbagliata nella sostanza: “Tutti i cittadini hanno diritto, se hanno diritto, ad avere dei provvedimenti a loro vantaggio o a loro svantaggio”.
Cioè, l’istanza della Minetti non poteva essere rigettata solo per i suoi trascorsi pregressi; come dire, siamo tutti uguali di fronte alla legge. Ma non è così.
Eccome se pesano i trascorsi. Financo il codice penale, che Sisto conosce bene, prevede aggravanti per la recidiva.
Un conto è chiedere il porto d’armi se sono incensurato e ligio davanti la legge, un conto se ho precedenti, se sono violento, se sono stato condannato per porto d’armi abusivo, ecc.. Non siamo tutti uguali davanti la legge e i trascorsi possono pesare come macigni.
Poi, il costituzionalista Stefano Ceccanti, diceva che, dopo la sentenza n. 200 del 2006, con la quale la Corte Costituzionale ha deciso che la grazia è un potere esclusivo del presidente della Repubblica, quindi, se c’è stato un errore, questo è solo di Mattarella.
“Se il potere fosse duale, se avessero deciso insieme allora sì, se non ci fosse stata quella sentenza della corte allora ci sarebbe stata anche una responsabilità politica”.
E Sisto annuiva tutto soddisfatto.
Quindi, alla domanda del conduttore “Nordio se ne dovrebbe andare via?”.
Con molta sicumera, Ceccanti, ha risposto di no.
Quello che balza agli occhi, è che ben due giuristi di alto rango, come Sisto e Ceccanti, non hanno mai ricordato la Costituzione che, in questi casi, è l’unica guida che deve seguire un giurista.
Stefano Rossi



