Quando si parla di incendi, spesso si dice: “è colpa del caldo”. In realtà bisogna essere più precisi
Il legno, l’erba secca e gli arbusti non prendono fuoco solo perché fuori ci sono 38 o 40°C. Per l’innesco servono temperature molto più alte, spesso centinaia di gradi, oppure una causa diretta come una scintilla, un mozzicone o un gesto doloso. Il caldo però ha un ruolo importante.
Giorni di temperature elevate, bassa umidità, vento e assenza di pioggia seccano la vegetazione, riducono l’umidità del combustibile e rendono il territorio molto più vulnerabile.
A quel punto il fuoco parte più facilmente, si propaga più rapidamente e diventa più difficile da controllare.
Il caldo non è il fiammifero ma prepara il terreno e per questo, durante le fasi calde, secche e ventose, la responsabilità umana diventa decisiva. Niente mozziconi gettati a terra, niente fuochi improvvisati, massima attenzione con macchinari, scintille e barbecue.
Quando la vegetazione è pronta a bruciare, basta poco e quel poco dipende esclusivamente da noi.



