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Il conosciuto, pure misterioso, Stonehenge

Sono tanti i luoghi nel nostro pianeta – come questo in terra inglese – che propongono, ma anche nascondono, manufatti che racchiudono mistero, segreti più o meno spiegabili, spiritualità o emozioni, suscitando in ognuno degli osservatori/visitatori le sensazioni più strane e diverse: stupore, brividi, paure sconosciute, energie, ammirazione, scompensi emotivi e anche disagio

TERRA D’INGHILTERRA – Ad esempio, su una tetra, isolata, tranquilla e solitaria piana – che si trova nei pressi di Amesbury, nello Wiltshire, Wessex – insiste un sito, secondo alcuni neolitico, composto da uno strano circolo di grandi pietre verticali, grigie e blu, che molti esperti addetti ai lavori fanno risalire ad epoche più antiche di quelle delle grandi piramidi egiziane! Certamente in origine sorgeva al centro di una qualche comunità; già noto ai romani, era per questi molto antico, come lo sono per noi oggi i ruderi romani!

Stiamo parlando di Stonehenge, letteralmente pietra sospesa (da stone, pietra, ed henge, sospeso), patrimonio mondiale dell’umanità Unesco dal 1986, posto a circa 13 chilometri a nord-ovest di Salisbury.

Probabilmente quelle pietre (grandi “triliti” – come vengono tecnicamente definiti – tagliati e finemente levigati con molta cura) furono erette circa 3mila anni fa in un luogo certamente già frequentato da migliaia di anni, ed inserite in un contesto sepolcrale nei pressi di centri abitati; il luogo ha stimolato molti tentativi volti a trovare le più svariate interpretazioni e spiegazioni, per altro nessuna scientificamente dimostrata.

La prima menzione scritta di Stonehenge si trova nelle opere di Goffredo di Monmouth (1100-1154 ca.) che chiama questo complesso “Danza dei Giganti”, perché nella tradizione popolare molti circoli di pietra venivano descritti come danzatori pietrificati (per inciso diremo che in Inghilterra ci sono oltre 900 circoli simili). Come per altri siti del globo (Messico, Egitto, Asia, Europa,…) è provato che era collegato, in qualche modo, al ciclo del sole, della luna o dei pianeti. Esternamente al grande cerchio, infatti, c’era un menhir isolato (pietra astronomica) dalla quale si poteva vedere il sorgere del sole al solstizio d’estate.

Il sito, com’è ovvio, è associato anche a diversi miti; Goffredo narra, tra storia e leggenda, che il mago Merlino e re Artù trasportarono al suo interno pietre dall’Irlanda con l’aiuto di “macchine” per onorare una sepoltura collettiva di Britanni.

Si tratta di 80 pietre (alcune di arenaria, altre di pesante e rara pietra blu) – ciascuna di 4 tonnellate circa di peso, alte 4 metri, con una base che va da 1,25 a 2,50 metri, poste a formare un cerchio di 88 metri – che furono trainate, da una lontana cava al di là del mare, fino alla costa con l’ausilio di slitte e rulli. Issate su zattere furono poi trasportate fino alla foce del fiume Severn, quindi all’interno per via terra, per giungere infine a costruire Stonehenge, che qualcuno ha definito “uno dei più misteriosi e straordinari monumenti eretti dall’Uomo”.

Per gli inglesi questo sito è parte dell’identità nazionale ed evoca immagini di druidi dalle candide vesti, di antichi astronomi, di raduni per attendere le aurore dei solstizi d’estate. Altri affermano invece che ci si riuniva per il tramonto, in sintonia con le circa 2.000 tombe (483 risalenti all’età del bronzo: 2.000 – 2.500 a.C.) poste nell’ampia area circostante.

Se vogliamo tentare una risicata sintesi delle tante teorie che circondano questo luogo, potremmo individuare Stonehenge – oltre che come cimitero per tumulare i defunti – come un tempio al dio sole (e con altre funzioni ancora), e forse anche come un luogo per studiare l’astronomia, con un sofisticato “osservatorio astronomico”. Molto probabilmente però tutto è stato e sarà ancora dibattuto, contestato, contrastato e classificato a lungo, senza arrivare ad una conclusione certa. Vi sono perfino aspetti ancora inspiegabili, come una serie di pozzetti disposti in cerchio (buchi di Aubrey) dalla funzione rimasta fino ad oggi sconosciuta.

Vi sono comunque alcune, poche, cose quasi certe, su cui molti concordano. Ad esempio, cronologicamente e storicamente vi si potrebbero distinguere tre momenti diversi: lo scavo del fossato e la costruzione del terrapieno (3100 a.C.), l’erezione delle pietre a formare due circoli incompleti intorno al suo centro (2100 a.C.) e l’aggiunta di pietra arenaria Marlborough (2000 a.C.).

Molti, invece, tra cui John Aubrey (XVII sec), fanno risalire il monumento ai druidi, ed altri ad epoche ancora antecedenti (età del bronzo, ad opera di un popolo con lingua antenata di quella celtica). Il monumento, dicono altri scienziati, è quasi certamente anteriore di 2 millenni all’epoca druidica (in cui avvenivano sacrifici di animali ed esseri umani…).

Alcune datazioni al radiocarbonio fanno risalire il sito, mediamente, al 2200 a.C. (alcuni esiti al 3100 a.C.) Altre al 1600 a.C.: anche queste analisi non danno certezze (!?). Il Grande Dizionario Enciclopedico Utet lo data nel II° millennio a.C.

C’è un’altra cosa certa: di piramidi, grandi statue, grotte, graffiti… simili – anche se in forme diverse – ce ne sono in tutto il mondo; non c’è nulla al mondo, invece, che assomigli a Stonehenge, anche se è stato paragonato alle Tombe Micenee (Porta dei Leoni e tombe, ma di epoca posteriore) ed ai contemporanei templi maltesi (pianta a ferro a cavallo, cerchio concentrico di triliti…).

Un tempio? Un cimitero? Una grande tomba? Un incompleto osservatorio astronomico? Una qualche forma di santuario? Un luogo di adunanza? Un centro per festeggiamenti pagani? Un luogo di pellegrinaggio per molti seguaci attuali del Celtismo (e non solo loro), della Wicca (una religione neo-pagana che viene identificata come la religione della natura, i cui principi si basano sul culto dei suoi elementi e dei suoi cicli) e di altre religioni? Può essere anche tutto questo. Nulla è certo.

Possiamo perciò concludere con la domanda – ancora oggi rimasta senza risposta – che si pose lord Byron: «Ma Stonehenge, che diavolo è?».

Franco Cortese      Notizie in un click 

Bibliografia sintetica:

Dov’era il Paradiso? – Richard Henning – Milano – Martello, 1959;

Le civiltà del mistero – Milano – Mondatori – 1963;

Grande Dizionario Enciclopedico Utet – vol. XVII – edizione 1972;

Atlante dei luoghi leggendari – James Harpur, Jennifer Westwood – Novara, 1990.

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