Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che modifica l’articolo 98 del codice penale

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Introduce una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per chi ha compiuto quattordici anni e non ancora diciotto.
Attenzione: è un disegno di legge, non un decreto. Deve ancora passare in Parlamento. Il che significa può ancora cambiare.
Fino a oggi, quando un ragazzo tra i 14 e i 18 anni commette un reato, il giudice deve verificare caso per caso se ha davvero la maturità per comprendere quello che ha fatto.
Per gli adulti quella capacità si presume; per i minorenni no, va accertata.
Con la nuova norma si ribalta: si presume la capacità. Sarà la difesa a dover dimostrare il contrario.
Sembra un tecnicismo. Non lo è. Significa che il punto di partenza non è più “questo è un adolescente, verifichiamo”, ma “questo è un colpevole, dimostrami che non lo è”.
E il sistema della giustizia minorile italiana, dal 1988, era costruito esattamente sul principio opposto: che a quindici anni non si è adulti piccoli, si è un’altra cosa.
E poi c’è il nome.
l’etimologia la fa risalire a dialetti dove indica la melanzana, con allusione al colore, e a una sovrapposizione con forme come “marocco” e “marrakesch”, usate in senso dispregiativo. Nel 2009 in alcune cronache milanesi “maranza” significa semplicemente “marocchino”.
Non è una parola neutra.
Oggi la parola indica soprattutto ragazzi di seconda generazione, di periferia, riconoscibili da come si vestono e da cosa ascoltano. “L’Espresso” l’ha raccontato bene: da presa in giro bonaria a insulto razzista.
E allora la domanda è semplice: da quando lo Stato intitola le proprie leggi a un insulto?
Ma la cosa più importante è un’altra: questa non è la prima stretta sui minori.
Nel settembre 2023 è arrivato il decreto Caivano: più custodia cautelare, meno alternative al carcere.
A fine 2022 negli istituti penali per minorenni c’erano 381 ragazzi. A fine 2025 sono 572: più 50%. Per la prima volta nella storia italiana le carceri minorili sono sovraffollate. Su 17 istituti, almeno 12 sono oltre capienza.
In alcuni si è arrivati ai materassi per terra. Tra il 2022 e il 2024 i trasferimenti da un istituto all’altro sono aumentati di quasi il 148%.
Al Beccaria di Milano, in cinque anni, l’uso di antipsicotici e benzodiazepine è cresciuto del 110%.
Nel frattempo, i reati sono esplosi?
No i dati sono stabili: gli omicidi commessi da under 18 erano 27 nel 2022, 25 nel 2023, 26 nel 2024. Stabili.
I reati giovanili in Italia restano tra i più bassi d’Europa.
In pratica è cresciuta la paura, o la propaganda sui giovani, molto più dei fatti.
Allora cosa funzionerebbe davvero?
Si chiama messa alla prova.
Il processo si sospende, il ragazzo segue un percorso costruito su di lui, scuola, lavoro, volontariato, a volte incontro con la vittima. Se va bene, il reato si estingue.
Nel 2024 erano stati attivati 4.500 messe alla prova, con un tasso di successo superiore all’80%.
Non è buonismo. È l’unica cosa che, numeri alla mano, ha funzionato.
Servono educatori, uffici di servizio sociale con personale sufficiente, scuola nei quartieri dove i ragazzi la abbandonano, servizi di comunità.
Nel 2025 i minori stranieri non accompagnati in Italia erano 17.011. I posti disponibili per loro nel sistema di accoglienza: 6.646.
Ecco dove nasce il “maranza: nel vuoto cue lascia lo Stato.
Un Paese che riempie le celle dei suoi quindicenni e lascia vuoti i banchi non sta diventando più sicuro. Sta solo rimandando il conto. E lo pagherà più caro.
Questo è un disegno di legge: ora tocca al Parlamento. C’è ancora tempo per dire che i ragazzi non si buttano via.