Il deficit al 3,1% non è una notizia da festeggiare

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Speravamo che l’Italia riuscisse a uscire dalla procedura d’infrazione e che almeno i sacrifici imposti agli italiani servissero a raggiungere questo obiettivo. Ma con la ricetta economica di questo governo il fallimento è doppio: si sacrifica la crescita e si manca anche il traguardo sui conti pubblici.

La differenza tra noi e loro è nella ricetta. Il governo punta su tagli, tasse e avanzi primari, facendo pagare il conto a famiglie e imprese.

Noi crediamo che il risanamento debba poggiare sulla crescita: investimenti pubblici, sostegno ai redditi e al potere d’acquisto, strumenti per accompagnare le imprese nell’innovazione e nella transizione energetica. Così si rafforza l’economia e si rendono più solidi anche i conti dello Stato.

Non significa ignorare il debito. Significa affrontarlo con una politica economica che permetta al Paese di produrre, lavorare e crescere.

I rapporti deficit/PIL e debito/PIL non si migliorano pensando soltanto a tagliare: conta anche il PIL. Se lo si soffoca, il risanamento diventa più difficile e i sacrifici rischiano di alimentare altri sacrifici.
Dopo quattro anni di austerità, il governo presenta questo bilancio: crescita azzerata, debito esploso, obiettivo sul deficit mancato e un costo della vita che continua a pesare sulle famiglie.

La peggiore gestione del MEF nella storia della Repubblica, opera del governo più longevo della storia della Repubblica.

Non c’è alcuna soddisfazione nel denunciare questo risultato. C’è il rammarico per i sacrifici degli italiani e per le occasioni sprecate. E la convinzione che serva cambiare ricetta: senza crescita e senza investimenti non si costruisce un risanamento duraturo.
Stefano Patuanelli M5S