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IL LAVORO SOTTO ATTACCO

La pandemia ha messo drammaticamente in evidenza le crepe ancora aperte nel mondo del lavoro, a cominciare dalla sicurezza, fino ad arrivare a una adeguata retribuzione

L’articolo 1 della nostra Costituzione recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” e l’articolo 4 ne completa la visione, stabilendo che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Diritto, è questa la parola chiave: diritto alla sicurezza, diritto a un’equa retribuzione. In queste ultime settimane abbiamo assistito a un dibattito surreale sulla carenza di mano d’opera, soprattutto nel settore stagionale, che secondo la Destra sarebbe imputabile al Reddito di Cittadinanza.

E’ ridicolo! Cosa sarebbe stato durante la pandemia dei 3 milioni di persone che sono riuscite ad andare avanti esclusivamente grazie a questa misura? E’ evidente che in tutta Europa va individuato un reddito minimo e poi andrebbe anche verificato che sia applicato perché redditi bassissimi accettati in uno stato possono spostare gli investimenti di imprenditori sempre pronti a qualsiasi cosa pur di guadagnare di più.

Per questo la battaglia del Movimento 5 Stelle per il salario minimo garantito non si fermerà finché avremo vita. Urge una seria riforma globale del mercato del lavoro. Dobbiamo rilanciare la contrattazione e la rappresentanza, e in questo anche i sindacati devono assumersi le loro responsabilità, perché non si possono tutelare soltanto i pensionati, gli statali e i dipendenti. Per fare solo un esempio, nel giro di pochi anni, i contratti nazionali, attraverso i contratti pirata, sono passati da 400 a 700. Non possiamo andare avanti con una contrattazione fatta di dumping sociale: i diritti vanno rafforzati e garantiti per tutti.

Inoltre si deve tener presente che il lavoro sta cambiando e con il progresso tecnologico andrà incontro a trasformazioni radicali. Se il lavoro lo faranno le macchine avremo una sempre maggiore crisi di domanda ed una sempre maggiore precarizzazione del lavoro. Per far fronte ai dettami della Costituzione che non deve essere chiamata in causa solo quando fa comodo, è evidente che per far lavorare tutti si dovranno ridurre i tempi del lavoro. Ma già ben avanti nel XXI secolo se si vuole un mondo equo e solidale non ci sia altra strada.

Mauro Coltorti 

giornalista per un giorno

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