E gli italiani, come sempre, pagano. Poi ci spiegano che è il mercato. Certo. Il mercato quando il prezzo sale è un ghepardo: scatta, corre, arriva al distributore prima ancora che il barile abbia finito di muoversi sui listini.
Quando invece il prezzo scende, diventa improvvisamente un bradipo sedato, con una zampa ingessata e problemi di orientamento.
Il petrolio è crollato del 26%, eppure ai distributori non se n’è accorto nessuno. O meglio: se ne sono accorti tutti tranne chi dovrebbe intervenire. Prima della crisi in Medio Oriente e del blocco dello Stretto di Hormuz, il Brent viaggiava più o meno tra 67 e 70 dollari al barile, il WTI intorno ai 67 dollari.
Oggi siamo tornati quasi agli stessi livelli: Brent a circa 71,76 dollari, WTI a 68,49 dollari. E allora una domanda, semplice, sorge spontanea: perché il gasolio continua a costare come se fossimo ancora nel pieno dell’emergenza?
Prima della crisi il gasolio stava intorno a 1,70 euro al litro come media nazionale. Io lo pagavo anche meno di 1,60. Oggi siamo a circa 2,00 euro al litro sulla rete ordinaria, con minimi di 1,91.
Tradotto: parliamo di circa 25/30 centesimi in più al litro. Ogni litro, ogni pieno, ogni giorno. Non è una svista, neppure un ritardo tecnico o una coincidenza, è solo una gigantesca transumanza di soldi dalle tasche degli italiani ai bilanci delle grandi aziende petrolifere.
E non parliamo dei benzinai, che spesso fanno da parafulmine e si prendono pure gli insulti. Parliamo dei grandi gruppi, delle grandi aziende, di quelli che incassano davvero. Gli stessi che Meloni non ha voluto tassare seriamente sugli extraprofitti, gli stessi che questo governo protegge, coccola, difende e accompagna alla cassa.
Altro che “popolo”, “nazione”, “prima gli italiani”. Prima i bilanci, quelli degli amici giusti. Prima chi guadagna sulla pelle di chi lavora, si sposta, consegna, produce, accompagna i figli a scuola e magari non arriva alla fine del mese. Il governo, del resto, pare avere altre priorità. È occupato con le commissioni d’inchiesta sul Covid, con strane transazioni milionarie, con la modifica della legge elettorale, con la lottizzazione sempre più prepotente della RAI. Per fermare una speculazione così evidente, così oscena, così quotidiana, evidentemente non c’è tempo.
Però per raccontarci la favoletta del governo del popolo, quello sì, il tempo lo trovano sempre. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il prezzo del petrolio scende, ma il pieno resta una rapina legalizzata. Questa non è economia, è speculazione protetta politicamente. E chi la lascia correre non è distratto: è complice.
E mentre qualcuno brinda agli utili, gli italiani pagano. Anche quelli che Meloni la votano, la difendono, la giustificano contro ogni logica e magari poi contano gli spiccioli per arrivare a fine mese.
Veri e propri boccaloni che ricevono la solita supposta ben confezionata, la pagano pure cara e, per non disturbare il manovratore, ci mettono anche la vaselina



