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OCCASIONE D’ORO PER IL RIENTRO DEI CERVELLI

Il Pnrr rappresenta un’occasione d’oro per arginare la cosiddetta “fuga dei cervelli”

A sottolinearlo è stata ieri anche la Ministra dell’Università e della ricerca, Maria Cristina Messa. Purtroppo infatti, negli ultimi otto anni la Corte dei Conti ha registrato un aumento della migrazione all’estero del 41,8% e questo significa che stiamo perdendo capitale umano e intellettuale, con la conseguente perdita anche di produttività.

Il problema non è tanto la mobilità dei nostri giovani ricercatori ma è che non c’è compensazione di ritorno, ovvero non riusciamo ad attrarre giovani stranieri o a rendere “appetibile” un rientro in patria. Le cause sono da ricercare nelle limitate opportunità occupazionali per laureati e dottori di ricerca, nelle limitate prospettive di carriera e nelle inadeguate remunerazioni.

Con la Legge di Bilancio 2021 il governo Conte ha confermato le agevolazioni fiscali sul “rientro dei cervelli” e dei “lavoratori impatriati” in Italia, già ampliate con il Decreto Crescita 2019, che ne aveva rivisto la normativa estendendola oltre i limiti precedentemente previsti, offrendo nuove opportunità per l’allungamento del periodo di fruizione del beneficio fiscale e riducendo fino al 10% la base imponibile.

A giudicare dalle statistiche del Dipartimento Finanze sui redditi dichiarati nel 2020 e risalenti al periodo d’imposta 2019, la strategia di usare la leva tributaria per convincere i giovani emigrati a fare il percorso inverso comincia a funzionare. Aver abbassato dal 50 al 30% la quota di reddito da lavoro dipendente e assimilati che concorre alla formazione dell’imponibile ha portato i beneficiari a quota 11.200 (1,6 volte i soggetti del 2018), per un ammontare lordo medio di 108.340 euro (oltre 5 volte il valore del reddito medio nazionale da lavoro dipendente).

Di questo gruppo fanno parte anche i 103 “cervelli” di ritorno (per un ammontare lordo medio di 170.011 euro) che hanno scelto il Mezzogiorno come luogo di residenza. E che, per questo, si sono visti ridurre l’aliquota non al 30 ma al 10 per cento. Insomma, un processo virtuoso è stato avviato grazie all’azione del governo Conte e a diversi emendamenti presentati dal Movimento 5 stelle in materia. Ora, con il Next Generation EU possiamo offrire le giuste opportunità ai nostri giovani.

Mauro Coltorti 

giornalista per un giorno

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