Immagini shock mostrano cosa accade a un asino durante la macellazione

0
2

Animal Equality: “Le macellazioni degli equidi più che dimezzate in 10 anni, è ora di vietarle del tutto”

>> VIDEO MACELLAZIONE ASINO

 

Milano, 09/09/2026 – Insieme a nuove immagini che mostrano la macellazione di un asino all’interno di un macello dell’Emilia-Romagna, Animal Equality rilascia una nuova analisi dei dati del Sistema Informativo Veterinario nazionale: in 10 anni la macellazione degli equidi si è più che dimezzata, i cavalli rappresentano circa il 90% del totale e gli asini quasi il 10%.

 

L’organizzazione Animal Equality pubblica oggi nuove immagini raccolte dal proprio team investigativo all’interno del macello Zerbini & Ragazzi di Correggio (RE), in Emilia-Romagna, nel corso del 2025.

I filmati in questione mostrano la fase di stordimento e macellazione di un cavallo e di un asino inseriti all’interno dello stesso box. Dopo che il cavallo viene stordito e gli viene recisa la giugulare, viene issato e spostato dal box per fare posto all’asino, che viene agganciato alla catena e sollevato. Durante il sollevamento è evidente la presenza di un’infezione in stadio avanzato sul corpo dell’asino.

 

Secondo i dati del Sistema Informativo Veterinario nazionale analizzati, nel 2025 in Italia sono stati macellati 22.854 equidi, in calo dai 23.374 del 2024. La diminuzione è costante, anno dopo anno, da almeno dieci anni: nel 2016 gli equidi macellati erano 50mila, indicando che il numero di animali macellati si è più che dimezzato negli ultimi dieci anni. La provincia di Reggio-Emilia, sede del macello Zerbini & Ragazzi in cui è stata condotta l’investigazione, è tuttora la prima provincia italiana per macellazioniequine.

Dai dati recenti si evince che i cavalli rappresentano circa il 90% del totale degli equidi macellati, mentre gli asini rappresentano quasi il 10%. Le altre specie sono marginali, anche se si segnala la macellazione di una zebra nel 2023. A differenza dei cavalli, oltre un terzo dei quali proviene dall’estero, gli asini macellati sono pressoché interamente di origine italiana. La Lombardia è di gran lunga la prima regione per macellazione di asini, con quasi il 28% del totale, guidata dalla provincia di Bergamo. Seguono Sicilia (18%) e Veneto (17%), quindi Piemonte, Puglia ed Emilia-Romagna (sotto il 10%). La Sardegna, per contro, si attesta poco sopra l’1%.

Attenendosi ai dati di fine 2025, ci sono circa 94mila asini registrati in Italia, di cui circa 52mila risultano destinati alla produzione alimentare (DPA), ovvero idonei al consumo umano. Nonostante la Lombardia risulti la prima regione per numero di asini macellati, le Isole allevano in proporzione più animali: la Sicilia detiene il primato con il 16% degli asini totali, seguita dalla Lombardia con il 15%; la Sardegna, che conta solo l’1% delle macellazioni ufficiali, è la terza regione per numero di asini, con circa il 13% del totale, ovvero oltre 12mila asini.

La Sardegna mostra anche un’altra peculiarità: è la regione italiana con la più alta percentuale di asini registrata come non destinata alla produzione alimentare, il 78% del totale. Questa caratteristica si mantiene anche quando si osservano gli asini allevati per il latte: se gli asini detenuti negli allevamenti dell’industria lattiero-casearia sono quasi sempre femmine e DPA nella gran parte delle regioni italiane, in Sardegna ben un terzo di questi risulta maschio e il 94% non è destinato alla produzione alimentare (non-DPA), ovvero potrebbe essere stato sottoposto a trattamenti farmacologici dannosi per la salute umana.

In termini numerici, in Sardegna ci sono circa 90 asini allevati per il latte su poco più di 600 a livello nazionale.

Stiamo parlando quindi di un mercato già molto ridotto e quasi interamente di animali non-DPA, a meno che le registrazioni in anagrafe siano imprecise o parziali o avvengano macellazioni clandestine. Inoltre, il fatto che la Sardegna abbia il 13% degli asini registrati in Italia ma solo l’1% delle macellazioni è in parte spiegato dalla preponderanza di animali non-DPA, ma suggerisce anche la presenza di un settore poco soggetto a controlli.

L’analisi dei dati condotta da Animal Equality fa emergere così ancora una volta, anche nel caso degli asini impiegati nella produzione alimentare, una situazione nebulosa a livello anagrafico e di controlli, con potenziali rischi per la sicurezza alimentare.

A marzo, l’organizzazione ha condotto un’altra analisi incrociando i database del Ministero dell’Agricoltura e del Servizio Veterinaria e Benessere Animale del Ministero: in base alle rilevazioni è emerso che, dal 2022 al 2025, su 180 cavalli risultati positivi a sostanze dopanti, anche vietate nella produzione alimentare, circa il 10% a inizio 2026 risultava ancora registrato come DPA, ovvero destinato alla produzione alimentare.

“Dietro la macellazione di cavalli e asini c’è la crudeltà documentata dalle nostre immagini raccolte sotto copertura, ma non solo: le nostre inchieste rivelano che abusi e violazioni delle norme sul benessere animale sono sistematiche, così come la mancanza di controlli efficaci e la presenza di gravi criticità a livello di tracciamento all’interno della filiera.

Per tutelare davvero gli animali e contrastare il circuito illegale che li sfrutta, abbiamo lanciato una proposta di legge di iniziativa popolare con cui chiediamo l’abolizione della macellazione di tutti gli equidi e il loro riconoscimento come animali d’affezione” ha detto Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia.