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Le isole minori sono laboratori di buone pratiche innovative

Legambiente e Cnr-IIA hanno presentato la scorsa settimana a Palermo il primo rapporto dell’Osservatorio sulle isole minori italiane e del mondo. Numeri e storie di ogni isola italiana: dall’energia pulita alla gestione dei rifiuti, dalla raccolta differenziata (ferma ad una media del 6%) alla depurazione delle acque reflue. Le isole sono oggi laboratori d’innovazione climatica e ambientale, è quindi arrivato il momento di accelerare la transizione cogliendo le straordinarie opportunità presenti, anche in chiave turistica. Territori straordinari che comprendono risorse ambientali e opportunità da far crescere in itinere.

Il report analizza con numeri, dati e schede specifiche la situazione di ogni isola italiana, in particolare delle 20 minori abitate e non interconnesse con la rete elettrica. Ma sono tanti i casi studio e le buone pratiche realizzati in diverse isole del globo. Molte di esse, ad esempio, hanno avviato il percorso verso uno scenario al 100% rinnovabile: dal Pacifico all’Atlantico, dai Mari del Nord all’Australia. Best practice che dimostrano come sia possibile valorizzare le risorse naturali locali e stimolare le economie territoriali, coinvolgendo intere comunità. L’obiettivo del lavoro di Legambiente e del Cnr-IIA, intrapreso in questi anni, è quello di raccontare quanto sta avvenendo nelle isole, stimolando con documenti e approfondimenti periodici, le potenzialità e l’urgenza di un cambiamento positivo e diffuso che possa fare delle isole un laboratorio di sviluppo sostenibile.

“Le isole minori italiane si possono infatti trasformare da modelli inefficienti dipendenti dai flussi di energia e materia dalla terraferma a un modello innovativo nell’adozione di sistemi sostenibili per l’approvvigionamento di energia pulita e acqua, per la gestione dei rifiuti e per una mobilità a emissioni zero – ha detto Francesco Petracchini del Cnr-IIA –. Nelle isole proprio per il loro peculiare isolamento è possibile sviluppare progetti di ricerca innovativi e misurare i benefici della transizione verso modelli più sostenibili. Tale trasformazione è anche di tipo non tecnologico; in quanto deve fondarsi sul coinvolgimento delle comunità locali (cittadini e mondo imprenditoriale) e sull’integrazione degli impianti rinnovabili nel paesaggio isolano”.

“Nelle nostre isole minori esistono tutte le condizioni per valorizzare da un punto di vista ambientale, economico e turistico questo straordinario patrimonio – ha dichiarato Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente –. Oggi questi i territori sono tra i meno virtuosi dal punto di vista della gestione delle risorse ambientali e anche per questo è necessario mettere in moto un cambiamento che punti su fonti rinnovabili e economia circolare nei diversi settori economici, su un innovativo modello di gestione dell’acqua e della mobilità. Occorre da subito un quadro chiaro di regole e di politiche, con una prospettiva definita al 2030, a partire dalla creazione di una cabina di regia presso il Ministero dell’Ambiente. Intanto esistono già alcune opportunità importanti da cui partire, alcune ferme a causa di ritardi nei decreti di attuazione o di selezione dei progetti. Da queste risorse occorre ripartire e per questo chiediamo al Governo di accelerare in queste politiche e di metterle al centro del piano nazionale energia e clima”.

Con un decreto del 2017, infatti, il Mise aveva previsto una spinta alle fonti rinnovabili nelle isole minori; a oggi però si è ancora in attesa che entri in vigore. Anche il Ministero dell’Ambiente ha lanciato un bando nel 2017 (15 milioni di euro di finanziamento) per favorire il miglioramento dell’utilizzo di acqua, energia e lo sviluppo di interventi di resilienza climatica. Ma pure in questo caso, a distanza di quasi due anni, si è ancora in attesa dell’avvio definitivo dei progetti selezionati. L’Associazione ambientalista sottolinea poi come una terza opportunità sia legata al contributo della tassa di sbarco sulle isole minori, che potrebbe essere utilizzata proprio per interventi ambientali.

“Alle isole minori siciliane chiediamo di fare da apripista in Italia in questo scenario di innovazione e rinnovamento in chiave ambientale e un primo tassello di questa rivoluzione può arrivare proprio da Pantelleria – ha messo in evidenza Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia –. E’ tempo di spegnere le inquinanti centrali elettriche alimentate a diesel e arrivare a una produzione 100% rinnovabile, con una gestione sostenibile della risorsa idrica e dei rifiuti. È una sfida progettuale sicuramente complessa anche perché questi territori sono caratterizzati da un patrimonio straordinario vincolato da piani paesaggistici, tutelato da parchi nazionali, riserve naturali, aree marine protette e altri strumenti di protezione speciali. Alla Regione e ai Comuni chiediamo di individuare gli strumenti per integrare le fonti rinnovabili in questo patrimonio ricco di diversità per farne un’occasione ulteriore di rilancio e di attrattività delle nostre isole”.

Alla presentazione del primo rapporto isole sostenibili, Osservatorio sulle Isole minori realizzato da Legambiente e dal Cnr-IIA, presentato nel corso della Conferenza EuroMediterranea tenutasi nel capoluogo siciliano hanno partecipano, tra gli altri, Francesco Petracchini, Cnr-IIA; il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini; Antonia Proka, Segretariato delle isole minori Commissione europea; Tullio Berlenghi, capo segreteria tecnica Ministero dell’Ambiente; Luca Benedetti, Gse, direttore studi e monitoraggio di sistema; Kostas Komninos, General Director Smart Island Initiative; Luca Piemonti, Terna Energy solutions; Carlalberto Guglielminotti, Ceo Engie Eps; Gianni Silvestrini, direttore scientifico Kyoto Club; Sebastiano Venneri, responsabile Turismo di Legambiente e tutti i sindaci delle isole minori italiane. L’incontro è stato realizzato anche grazie al contributo di Engie.

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