L’intelligenza artificiale rappresenta una minaccia molto più grave di quanto i leader della Silicon Valley siano disposti ad ammettere pubblicamente
A lanciare l’allarme è Bill Gates che, attraverso una serie di interviste e un saggio pubblicato sul suo sito, ha ipotizzato l’avvento di uno dei periodi più turbolenti della storia umana.
Il fondatore di Microsoft denuncia la totale impreparazione dei governi di fronte a una transizione destinata a travolgere il mercato del lavoro con la scomparsa definitiva di milioni di impieghi, evocando paragoni con la Grande Depressione del 1933 pur precisando che l’impatto dell’IA non si esaurirà in un normale ciclo economico.
Per evitare il collasso sociale, Gates propone di riservare per legge il 40% dei posti di lavoro ai soli esseri umani, paragonando la misura alla creazione di riserve naturali da preservare dalla cementificazione.
La presa di posizione segna il ritorno pubblico di Gates dopo lo scandalo Jeffrey Epstein che ne ha minato la reputazione e portato al divorzio.
La decisione di esporsi nasce dalla constatazione che l’IA ha superato le aspettative e che il settore tecnologico sta deliberatamente minimizzando i rischi, compresa la possibilità che la tecnologia sfugga al controllo umano, esclusivamente per non ostacolare la raccolta di finanziamenti milionari.
In un’intervista al New York Times, Gates ha evidenziato come in privato chi comprende i progressi della tecnologia sia fortemente preoccupato, ma preferisca tacere per tutelare i propri interessi economici.



