C’è quel cielo lì, inevitabile, come ogni anno. Sembra uno scherzo del destino, un’incredibile coazione a ripetere
Ma svegliandomi stamattina sapevo che, aprendo la finestra e guardando il mare, avrei visto quelle nuvolette lontane, accucciate sull’orizzonte, che sanno di un vento diverso, che fissano un cambiamento ineluttabile. Oggi, 21 settembre, inizia un’altra vita, anzi la vita.
Quella vera, la prosa che scaccia la poesia, il dovere che allontana la bellezza. E quelle nuvole, fisse, laggiù.
DA “’70 PROFUMI”
grafica di Stefano Salerno
….Chiudono i bagni. Oggi il profumo del mondo cambia. Sa di freddo lontano, di autunno. Il cancello verde è chiuso. Alle sue spalle, lo stanco rituale di fine estate: i bagnini che ripongono gli ultimi ombrelloni, che puliscono il ponte, che trasportano carriole piene di sabbia. Il bar ha la serranda verde ormai completamente abbassata, hanno tolto anche il juke-box, staccando la spina. Le barche nei canali ondeggiano mute.
C’è sempre, il 21 settembre, il giorno dopo la chiusura della stagione balneare, un vento lieve, triste e anonimo, non più caldo e non ancora freddo.
Questo pensavo, la mattina del 21 settembre, quando fermai il Ciao davanti al cancello chiuso. Il maglioncino sulle spalle, pantaloni lunghi, i mocassini con i calzini erano la spia dell’inquietudine, l’avvisaglia del lungo inverno, l’umore che cambiava con l’abbigliamento…
Oggi, 21 settembre, gli occhi vagavano nel vuoto, inseguivano ricordi senza poterli più agganciare. Oggi c’era un vento nuovo, più freddo, il mare sembrava aver cambiato colore, apprestandosi al lungo letargo. Oggi accendevi il Ciao e andavi verso casa, e sentivi sul viso un’aria ostile che ti schiaffeggiava e ti diceva che qualcosa era irrimediabilmente finito.
Domani non sarebbe stato un altro giorno di cuore che batte, domani sarebbe stato ordinario, la scuola, l’autobus, i libri nuovi di cui detestavi anche l’odore, l’astuccio col righello, il dovere di essere adeguati… Struggersi di nostalgia anche a diciassette anni. Si poteva restare così, muti e malinconici, e soli, sul sellino di un Ciao davanti a un cancello chiuso. Accarezzando con gli occhi l’ultimo bagnino che portava via l’ultimo ombrellone



