Trent’anni di rilevazioni continue, milioni di famiglie intervistate, centinaia di indicatori comparati nel tempo.
L’Istat ha appena aggiornato il suo Rapporto sulla vita quotidiana degli italiani e il capitolo dedicato alla mobilità restituisce un quadro che dovrebbe interrogare ogni amministratore locale: nonostante gli investimenti in infrastrutture, nonostante le riforme e le innovazioni tecnologiche, il rapporto degli italiani con il trasporto pubblico non è sostanzialmente migliorato.
L’auto privata domina, il mezzo pubblico resta marginale, i divari tra Nord e Sud si confermano strutturali.
Per i Comuni, che gestiscono il trasporto pubblico locale, pianificano le politiche di mobilità urbana e firmano i patti con le Regioni sulle infrastrutture, questi dati sono uno specchio impietoso. Ma sono anche una mappa: indicano dove agire, con quali priorità, e perché alcune scelte di policy hanno funzionato solo in parte.
L’AUTOMOBILE: UN PRIMATO CHE NON TRAMONTA
Otto famiglie italiane su dieci possiedono almeno un’automobile. La quota è cresciuta di oltre tre punti percentuali negli ultimi trent’anni, ed è particolarmente significativo che la crescita più sostenuta si sia registrata nel Mezzogiorno (+5,1 punti percentuali), tradizionalmente penalizzato da reti di trasporto pubblico inadeguate.
L’auto non è un lusso: in molti territori è una necessità, l’unico modo per raggiungere il posto di lavoro, la scuola, il presidio sanitario.
Questa dipendenza strutturale dall’automobile si riflette anche nei comportamenti di mobilità quotidiana. Il 68,5% degli adulti usa l’auto più volte a settimana – quasi dieci punti in più rispetto al 1998. Sette occupati su dieci la usano ogni giorno per andare al lavoro, una quota cresciuta di oltre sei punti rispetto a trent’anni fa. Anche tra i ragazzi che vanno a scuola la tendenza è preoccupante: nel 1993 il 31% ci andava in auto (come passeggeri); oggi siamo al 42,6%.
Nei comuni fino a 2.000 abitanti l’uso dei soli mezzi privati a motore ha raggiunto il 70,1% dei pendolari, con un aumento di quasi 20 punti percentuali in trent’anni.
I divari geografici e dimensionali restano marcati. Nei grandi centri metropolitani, dove l’offerta di trasporto pubblico è più densa, quasi un pendolare su quattro ancora va a piedi o in bici (24,6%), e uno su cinque usa esclusivamente i mezzi pubblici (21,7%).
La situazione si capovolge radicalmente nei comuni più piccoli: qui il mezzo privato ha letteralmente spazzato via le alternative, con l’uso dell’auto che ha registrato un’impennata di quasi venti punti percentuali.
Quando mancano l’autobus, il treno, la pista ciclabile, l’automobile non è una scelta: è l’unica opzione.



