Il governo accelera: legge delega in arrivo entro l’estate
Il governo ha messo il nucleare in cima all’agenda. In un incontro di 90 minuti a Palazzo Chigi, la premier e i tre leader della maggioranza hanno deciso di accelerare. L’obiettivo è chiaro: portare in Parlamento la legge delega prima della pausa estiva del 2026, in modo da costruire entro l’anno il quadro normativo che mancava da decenni. A spingere c’è una doppia urgenza.
Da un lato la crisi nello stretto di Hormuz, che ha fatto salire i prezzi dell’energia e ha riacceso il timore di nuove crisi sui mercati del gas.
Dall’altro il bisogno di ridurre la dipendenza dall’estero, una sfida che pesa anche sulle delibere ARERA e sull’andamento del PUN. Il governo chiede inoltre a Bruxelles un’esenzione dalle regole del Patto di stabilità europeo per gli investimenti energetici. Il messaggio politico è netto: il nucleare non è più un tabù.
Mini-reattori, fusione e ricerca: cosa prevede il piano ENEA
Sul fronte della ricerca, ENEA ha avviato il Programma di Ricerca Nucleare (PRN), un piano di 3 anni finanziato dal MASE e portato avanti con il CNR. L’idea è preparare il terreno per due tecnologie chiave. La prima sono i mini-reattori modulari, gli SMR: impianti più piccoli e veloci da costruire rispetto alle centrali tradizionali, che potrebbero arrivare entro il prossimo decennio.
La seconda è la fusione nucleare, oggi ancora sperimentale, con tre laboratori italiani in prima linea: il DTT di Frascati, il centro di Brasimone e il consorzio RFX di Padova. Al progetto partecipano anche INFN, ENI, Acciaierie Venete e cinque università.
La scadenza per i bandi universitari è il 15 maggio 2026. L’investimento punta a rilanciare un settore fermo da decenni e a incidere, nel medio periodo, sul mercato energetico italiano, oggi dominato dal mercato libero. Tra i temi affrontati anche sicurezza degli impianti e formazione di nuove competenze tecniche.
Bollette, mix energetico e 2030: l’impatto reale sui consumatori
Per cittadini e aziende l’effetto del nucleare non sarà immediato. Le centrali, anche quelle modulari, richiedono anni di lavori prima di entrare in funzione, e nel frattempo la bolletta resta legata al gas e all’andamento del costo del kWh sul mercato all’ingrosso.
La strategia del governo guarda al periodo 2035-2050, allineandosi al Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. L’idea è costruire un mix energetico più stabile, in cui il nucleare lavori insieme alle rinnovabili e garantisca corrente anche quando non c’è sole o vento.
Nel breve periodo, però, chi vuole abbassare la bolletta deve guardare al mercato. Confrontare le offerte luce disponibili e valutare un cambio fornitore sono ancora le mosse più rapide per risparmiare. La sfida del nucleare resta di lungo termine: sicurezza energetica, indipendenza dall’estero e impegni climatici al 2030. La partita si gioca su più tavoli: industria, ricerca e regolamentazione europea.



