
Diciamoci la verità. Noi che dalle colonne di questo giornale non abbiamo risparmiato critiche, anche dure, all’operato del suo governo, proviamo un senso di cristiana pietà per la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni
E pensare che la fine del suo fantomatico idillio con Donald Trump è iniziata proprio quando la donna, madre e, ovviamente, pure cristiana non ha potuto fare a meno di prendere le difese del Papa dagli attacchi dell’adorato Donald. Anche lui, quando si dice il caso, cristiano sebbene di un’altra parrocchia.
Scaricata dall’alleato-padrone, Meloni le ha provate tutte per ricurcire con il presidente Usa.
Che per tutta risposta l’ha ripagata non solo scaricandola, ma addirittura ridicolizzandola sulla scena internazionale quando l’ha descritta, al telefono con un giornalista di La7, implorante pur di strappargli una foto da esibire, probabilmente, come prova dell’avvenuta riconciliazione.
Il sospetto che ormai circola a Palazzo Chigi, è che dietro le dichiarazioni con le quali il segretario generale della Nato Mark Rutte – quello che si rivolgeva a Trump chiamandolo daddy – ha rivelato i 500 voli militari a supporto logistico dell’intervento militare Usa in Iran che sarebbero decollati dalle basi italiane ad operazione Epic Fury in corso, ci sarebbe il tentativo di accreditarsi proprio agli occhi di Trump.
Risultato: l’Iran ci ritiene direttamente responsabili insieme alla Nato e al pari degli Stati Uniti degli attacchi illegali – diritto internazionale alla mano – patiti. E ormai orfana del suo dante causa, ha fatto un certo effetto vederla ieri, ad un bilaterale in Francia, scherzare con l’odiato Macron. E’ proprio il caso di dire, povera Giorgia!
Antonio Pitoni


