Presidente Meloni, parlare di merito mentre migliaia di giovani fanno le valigie è quasi una provocazione

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Ieri, rispondendo a una interrogazione sulla fuga dei giovani dall’Italia, ha detto che l’emigrazione giovanile è diventata un fenomeno strutturale. Certo che lo è: diventa strutturale quando per anni un’intera generazione si è trovata davanti salari bassi, contratti precari, affitti insostenibili, mutui inaccessibili, servizi pubblici carenti, burocrazia proibitiva per chi vuole fare impresa e un Paese che chiede ai giovani di resistere invece di costruire le condizioni per farli restare.

Ha rivendicato la riduzione della precarietà e l’aumento del lavoro stabile. Ma i dati dell’occupazione vanno letti per intero: nel 2025 l’occupazione è cresciuta grazie agli over 50, mentre tra i 15 e i 34 anni gli occupati sono diminuiti. Altro che miracolo per i giovani.

Chi parte trova spesso Paesi in cui esiste un salario minimo, dove i servizi essenziali funzionano meglio, in cui fare impresa è meno complicato, dove il dissenso non viene trattato come un problema di ordine pubblico e la politica prova a disegnare un presente a misura delle nuove generazioni.
Quanto al merito, forse il Governo dovrebbe pronunciare quella parola con un po’ più di cautela. Dopo il caso Venezi alla Fenice, Anastasio alla guida di 3-I, la proposta di un ginecologo alla Corte dei conti, La Russa junior all’ACI, il messaggio che arriva ai giovani è chiarissimo: studiate, formatevi, fate sacrifici, poi però il sistema delle tessere di partito e dell’amichettismo politico supera ogni skill, ogni titolo di studio, ogni esperienza e capacità.

Alla Presidente del Consiglio chiedo una cosa precisa: negli ultimi scampoli di legislatura, cosa intende fare concretamente per fermare questa emorragia?
Salario minimo, casa, sanità pubblica, scuola, diritto allo studio, welfare, sostegno a chi vuole fare impresa. Quando parliamo di politiche giovanili parliamo di questo. Tutto questo. Parliamo di politiche economiche rivolte ai giovani, non di annunci vuoti. Giorgia Meloni dovrebbe saperlo bene, è stata Ministra della Gioventù e nel corso della sua lunga carriera politica ha avallato tutte le riforme che nei decenni precedenti hanno distrutto scuola, università, ricerca, sanità, welfare.

E ancora oggi, da Presidente del Consiglio, non ha offerto altro se non dita puntate e diagnosi tardive.
Sarà nostro compito ricostruire ciò che questa sciagurata esperienza ha contribuito a distruggere, facendo fallire anche la straordinaria occasione di rinascita che è stato il PNRR, principalmente rivolto a giovani, donne e sud, ma miseramente schiantatosi contro il muro dell’incompetenza condita da arroganza.
Daranno la colpa come sempre a “quelli che c’erano prima”. E anche qui, pessimo esempio per i più giovani: scaricare le responsabilità sugli altri. Uno dei motivi della loro disaffezione alla politica.

Vittoria Baldino