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Questa mattina al Ministero abbiamo tenuto la Conferenza Nazionale delle Consigliere e dei Consiglieri di parità

La necessità di riconoscere centralità alle donne nel mondo del lavoro, non è più da tempo una mera proclamazione di principio

Ma è diventato un vero obbligo di legge. Alla osservanza di tale obbligo ci spingono le iniziative previste dal programma del NEXT GENERATION EU e da ultimo gli impegni assunti con il PNRR. Penso ad esempio agli obiettivi generali della missione 5C1, nella parte in cui puntano a favorire la creazione di imprese femminili per realizzare “la piena emancipazione economica e sociale della donna nel mercato del lavoro”.
Allo stesso modo penso alla creazione di un sistema di certificazione della parità di genere, così come previsto nell’ambito della stessa missione, che accompagni le imprese e le spinga ad adottare policy adeguate a ridurre il gap di genere in tutte le aree maggiormente “critiche” (opportunità di crescita in azienda, parità salariale a parità di mansioni, politiche di gestione delle differenze di genere, tutela della maternità).
La parità di genere ed il superamento delle discriminazioni è infatti questione di maturazione culturale e di dinamiche economiche, ma al tempo stesso di sistema normativo e istituzionale.
Tra le prime cose che ho fatto al mio arrivo al Ministero del Lavoro è stata quella di istituire alcuni gruppi di esperti per elaborare iniziative sui temi cruciali della sfida della modernità nel modo del lavoro: il primo di tutti, anche cronologicamente, è stato quello sul lavoro delle donne ed il gender pay gap, coordinato dalla prof.ssa Pennacchi, che ringrazio.
Ancora, poco dopo il mio arrivo, ho ritenuto doveroso inviare una lettera a tutti e 20 gli enti previdenziali privati vigilati dal Ministero per invitarli ad adeguare i loro statuti, garantendo una equilibrata presenza di genere nelle sedi decisionali, nella prospettiva imposta dalla costituzione e promossa per le società private con la legge 120/2011. Ho ricevuto l’entusiastica reazione da parte di chi aveva già una forte e positiva presenza femminile, attendo di raccogliere la reazione degli altri.

Mi fa piacere rilevare come alla stessa logica che ha suggerito quella lettera sia ispirata anche la previsione normativa che attribuisce alle consigliere di parità una funzione di controllo della composizione di genere delle commissioni di concorso nelle pubbliche amministrazioni ( ex l. 215/2012) e la legittimazione ad agire nei confronti delle Giunte comunali che non rispettino le percentuali di presenze di ambedue i sessi.
La promozione della presenza delle donne nella governance delle organizzazioni pubbliche e private è uno straordinario volano per radicare nella società mutamenti positivi di mentalità ed al tempo stesso per accrescere la consapevolezza di ruolo e una “sana ambizione” delle donne

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