ROMA: 170 GIOVANI TRUFFATI CON LA PROMESSA DI UN LAVORO

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ROMA: 170 GIOVANI TRUFFATI CON LA PROMESSA DI UN LAVORO SI RIVOLGONO ALLA PROCURA

LA PROCURA DI ROMA CONSIDERA I GIOVANI TRUFFATI VITTIME O STUPIDI DA PUNIRE?

DA SETTIMANE È STATA CONSEGNATA AI CARABINIERI LA RICHIESTA DI SEQUESTRO DEGLI OLTRE 75MILA EURO SOTTRATTI A 170 GIOVANI CON FALSE PROMESSE DI LAVORO; MA DEI SOLDI, NESSUNA TRACCIA

E INTANTO C’È CHI LICENZIA I TRUFFATORI IMPIEGATI NELLA PROPRIA AZIENDA E PROCLAMA LA PROPRIA ESTRANEITÀ ALL’ORRENDA TRUFFA

ECCO LA LETTERA AL CODACONS DI MICHELE DELEDDA E LA “RETTIFICA” DOVEROSA DELL’ASSOCIAZIONE

Arrivano aggiornamenti sulla vicenda dei 170 giovani truffati con la promessa di un posto di lavoro, che si sono rivolti attraverso il Codacons alla Procura della Repubblica di Roma, chiedendo di aprire un’indagine per truffa e associazione a delinquere. Da settimane, infatti, è stata consegnata ai carabinieri la richiesta di sequestro degli oltre 75mila euro sottratti a un gruppo di candidati che, in perfetta buona fede, avevano pagato nell’idea di ottenere l’agognato posto di lavoro: eppure, nonostante i giorni scorrano, dei soldi non c’è ancora traccia. Non si capisce perché, quindi, il sequestro non sia già avvenuto, visto che la vicenda è chiarissima e i fatti sono lampanti. Il dubbio viene: la Procura di Roma considera questi ragazzi come vittime, o come ingenui da punire?
Nel frattempo, comunque, è arrivata al Codacons la lettera di Michele Deledda, in cui l’imprenditore proclama la sua estraneità alla vicenda – e anzi, sostiene di aver già denunciato i responsabili.
Ci chiediamo se il solerte imprenditore- che non si è accorto in 2 anni di migliaia di euro sottratti ai giovani da persone a lui vicine e da lui dipendenti- prima di licenziare e denunciare abbia cercato di recuperare i soldi rubati ai candidati o comunque abbia pensato di restituirli direttamente, visto che la truffa è stata attuata nelle sue aziende. L’Associazione aspetta fiduciosa un suo gesto di generosità, ma nel frattempo invierà alla Procura della Repubblica le numerose registrazioni in cui compare il suo nome.

All’indirizzo è possibile leggere la lettere del sig. Deledda e la “rettifica” doverosa dell’Associazione.

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